Home

Advertisement

Emigrante da Lj a WordPress

  • Feb. 12th, 2009 at 10:03 PM
rain

Ebbene sì, sono migrato da Livejournal a WordPress. Purtroppo i commenti restano su Lj, non ho potuto importarli. All’inizio Lj mi era sembrata la soluzione migliore ma nel tempo ho notato una serie di lacune, difetti (la pubblicità invadente, per esempio) e meno possibilità di altri blogger. Dopo un po’di prove, ho deciso che WordPress è la soluzione migliore, per cui eccomi qua.

S&P

Richiudere la società aperta & Arkeon

  • Feb. 11th, 2009 at 8:21 PM
rain
Cartelloni choc discussi e vietati in alcune città d'Italia.

Forse è un sintomo che si è passato il segno, che oramai i pubblicitari hanno esagerato. Non lo so. So che ormai, oltre al nudo integrale e al porno vero e proprio, resta solo la violenza o il criminale, almeno se si continua ad andare nella direzione dello choc (a me basta la recessione a choccarmi, ma è un altro discorso).

Mi domando quanto danno abbiano fatto nella testa degli italiani, soprattutto di adolescenti e bambini, le pubblicità di Dolce & Gabbana che, quanto a violenza, mi sembrano abbiano poco da invidiare a
quelle oggetto della recente polemica. Sinceramente non ho strumenti per dirlo, ma penso che abbiano inciso negativamente. Sono, le loro, immagini che passano nell'inconscio e "creano" un'idea dei rapporti tra persone, tra uomini e uomini, tra donne e donne, tra uomo e donna, che non fanno bene e che strumentalizzano entrambi i sessi. Che poi diventa una difficoltà a guardarsi allo specchio e capire chi si è. Tra l'altro, nel caso di Dolce & Gabbana, il riconoscimento pubblico di cui hanno goduto, ad incominciare dai calciatori, deve aver peggiorato le cose.

Ma Diesel non è stato meglio, per non parlare di Sisley.

Credo però in una società aperta; noto che a volte atteggiamenti di minoranza rischiano di diventare maggioritari, con conseguenze negative per la società nel suo complesso, ma credo che ogni alternativa sia peggio.

Infatti non credo che il problema sia tollerare o meno queste campagne, anche se condivido chi vuole porre un freno (è possibile che i film dell'orrore siano publicizzati in piazze dove passano i bambini?).

Al contrario, il rischio della società aperta mi sembra consista soprattutto nei beneficiari che la vogliono "richiudere" alle proprie condizioni. La reazione furibonda dei gay militanti contro Povia - qualunque sia il valore della sua iniziativa - è sembrato stonato a quasi tutti. Si arriva al paradosso per cui una minoranza finisce per imporre il suo messaggio, anche negativo, ma non tollera messaggi opposti. Sottintendo qui che almeno la pubblicità di Dolce & Gabbana sia legata ad una certa estetica e modalità omosessuale, e che abbia un preciso - voluto o meno - effetto sociale.

Ho letto per esempio le
dichiarazioni contro il pacato articolo di Risé del solito Grillini: quasi che le regole della società aperta valgano solo per una parte.

Come si fa ad essere liberi in questo contesto? Non è facile anche perché prima credevo che il piano dello scontro fosse solo di immagini, di presa sulla coscienza e mi ponevo il problema di come essere libero ed educare liberamente i miei figli. Dopo la vicenda di Arkeon, mi rendo conto però che lo scontro non è solo
virtuale, ma può diventare anche giudiziario, in presenza degli strumenti giuridici giusti.

Temo che il trattamento rise
rvato ad Arkeon sia un modello, almeno per chi è più esposto e meno connesso.

Streghe a riposo

  • Feb. 10th, 2009 at 8:11 PM
rain
Streghe a ripostoSono stato per un po'via da questo blog. Mi dispiace di non aver scritto e risposto ad alcuni commenti: troppe cose e la testa altrove.

Ma veniamo a noi....

Ho letto che si attribuisce a Voltaire di aver detto che "le streghe hanno cessato di esistere quando abbiamo smesso di bruciarle".

Che valga anche per la caccia alle streghe in voga di questi tempi?

PS: questo post mi è stato ispirato dal blog di
Claudio Cerasa su Rignano Flaminio.

Cosa non troverete

  • Nov. 1st, 2008 at 12:40 AM
rain
- Quando ti ho visto qualche giorno fa - dice a lei l'ex-fidanzato -c'era come un alone intorno a te...- e le propone di ritornare insieme. Ma non avrebbe senso perché quell'alone, quella magia non appartiene a lei e non può darla a nessuno. Può essere solo dei due innamorati che la generano.

Torno a questo per un film sciocco e carino che abbiamo visto ieri sera - il film è "Notte brava a Las Vegas" - ma anche perché in questi giorni ripenso ad Arkeon. Non troverete un filo di amore, di quell'alone, di quella "magia" nei siti di chi opera per distruggere ogni traccia di quel percorso. In Arkeon, invece, nasceva l'amore, c'erano sempre coppie con quell'alone che riempivano di gioia tutti i presenti. Chi ha distrutto Arkeon e ora cerca di infagarne o anzi cancellarne la memoria, ha colpito anche l'innocenza di chi aveva colto l'amore nei cerchi. Non credo che possa cancellarlo o minarlo o ridurlo, ma ha insegnato a tanti a guardarsi le spalle e a riconoscere che c'è chi è disposto a tutto per distruggere l'amore e la bellezza altrui. Perchè quell'alone rende belli come mai.

 - Questi due hanno un sacco di problemi. Molti problemi profondamente destabilizzanti sui quali come individui devono lavorare seriamente. Seriamente. Ma, insieme, secondo la mia modesta opinione, sono perfetti l'uno per l'altra. Un rapporto vero. Chi l'avrebbe mai detto - dichiara la psicologa che ha avuto la coppia in terapia.

Anche questo è normale, esperienza normale, di tutti. Era anche l'esperienza dei cerchi di Arkeon, l'esperienza dei miracoli dell'amore. Ma non lo troverete da certi professionisti. Non la troverete. Troverete solo che lui, o lei, sono un problema che deve essere mediato da una persona specializzato. L'amore non è la forza, è banalità.

- E così Jack ha costruito un mobile - dice il padre al figlio che non aveva mai combinato nulla: figlio di falegname aveva sempre fatto mobili storti, se li aveva finiti - l'ha finito-
- Ok, papà - dice il figlio - cosa c'è che non va?-
- Niente. Bello. Veramente bello. Sono fiero di te-
- Grazie-
- Però...-
- E ti pareva....-
- Hai toppato alla grande su quella ragazza -
-è stato uno sbaglio enorme e stupido papà, tutto il matrimonio era una balla!-
- Il matrimonio sarà stato un errore, ma non era una balla. Chiunque abbia passato del tempo con voi due ultimamente ve lo può confermare. Quindi perché non la smetti di pensare con il culo e non fai qualcosa in proposito?-

Così con questa "benedizione" paterna, il figlio, che solo grazie all'amore ha potuto fare il lavoro del padre (prima senza l'amore era bloccato, non aveva accesso a quello che tecnicamente senza dubbio sapeva fare fin da ragazzino) parte per riprendersi la sua donna. Che nel frattempo aveva ritrovato se stessa. L'amore che avevano realmente toccato, anche sotto l'ebrezza dell'alcool, nelle follie di Las Vegas e che avevano davvero scelto, salvo poi fare troppo paura, trionfa. Ma è stata dura, come lo è per ogni amore vero, che combattiamo con ogni nostra forza (e non credo che le tecniche usate da Jack del film siano poi così rare, almeno per quanto mi riguarda). Però c'è la mano del padre, che sa di non potere il miracolo che solo l'amore può fare, ma sa anche indicare la strada. Ed il figlio è pronto.

Nulla di straordinario. Naturalmente. Il solito film americano. Sicuramente i monopolisti dell'interiorità sanno fare discorsi molto più sofisticati. Nulla di straordinario. Banale. In Arkeon non ho trovato molto di più.

Ma vale una vita.

Aggiungo una parte di finale, dedicandola alla donna di cui sono innamorato.

. Senti, te lo voglio dire -

- Quando eravamo sposati, sono stato orribile. Malato. Tutto sbagliato. Ed è stato il periodo più bello della mia vita. Tu hai scommesso su di me, Joy...e io voglio accettare questa scommessa-



Il mese degli antenati

  • Oct. 31st, 2008 at 12:16 PM
rain
Stanotte inizia il mese dei morti. Preferisco parlare, almeno in famiglia, di mese degli antenati, e del cerchio degli antenati, che, dopo essere passati da questo mondo, si stringono intorno ai loro discendenti. Non è un'idea mia, ma di Vito Carlo Moccia. Mi vengono ancora i brividi - di emozione positiva - quando penso ai cerchi di Arkeon in cui, senza fare nessuna stranezza o magia, ci si ricordava semplicemente che, oltre al cerchio di noi che siamo qui su questa terra, c'è il cerchio di chi è già passato. Che non è un cerchio di volti strani o distanti, ma prima di tutto il cerchio dei nonni che abbiamo conosciuto, dei bisnonni che sono stati in guerra o che hanno arato i campi di un paesino che andiamo a visitare d'estate. Mani rugose o lacrime di commozione per i nipotini che noi genitori raccontiamo ai nostri figli per fargli capire che c'è oggi, ma c'è stato anche uno ieri altrettanto reale.

Anche la radio nazionale si è accodata alla moda di Halloween, portandoci (da bambino non c'era) in pochi anni una festa consumistico-pagana che non mi piace. Mi piace e mi emoziona ricordarci soprattutto stasera (e per tutto il mese) di chi c'è stato prima di noi. Mi piace anche la leggenda per cui i confini tra i due mondi si attenuano e, senza nulla di pauroso, chi non è più in vita ci è più vicino stasera. Mi piace l'antichità di questa festa poi diventata anche cristiana.

Non mi piace invece, ma proprio per niente, l'importare un gusto malato dell'horror nella vita dei nostri bambini. Non mi piace il gusto morboso per la morte, per la paura, per la magia, per quella parte di tradizioni pagane che per fortuna il cristianesimo ha consegnato al passato. Non mi piace commercializzare persino questo in una superficialità che costringe i nostri adolescenti a cercare un po'di vitalità nell'orrore. Non mi piace il dimenticarci le nostre tradizioni, come se non le avessimo, per importarle impacchettate. Ma mi sembra che tutti si accodino.

Questa mia contrarietà al magico-morboso-gotico mi dovrebbe avvicinare a certi persecutori di Arkeon, anch'essi contrari alla magia. Non è così perché questi signori sono contrari alla ricerca interiore, alla libertà dell'uomo, alla ricerca di sentimenti autentici, alla prodondità delle relazioni che sperano di poter gestire in esclusiva. Leggo senza sopresa quindi che, dietro ai principali accusatori, ci sarebbe un'azienda importante, fondata da ex-membri di Arkeon, che avrebbero cercato di comprare Arkeon (come se si potesse comprare) e, dopo che gli è andata male, avrebbero lanciato le accuse. Non ne so niente, ma non mi stupisce, come non mi stupisce che queste persone siano anche capaci di attirare un certo seguito attraverso quella che a me sembra manipolazione.

Se l'ancoraggio non è solido, è facile essere manipolati o essere tentati di manipolare. Spesso dubito del mio ancoraggio, ma so che è dagli antenati che bisogna partire.

The Circle of Life

  • Sep. 5th, 2008 at 8:33 PM
rain
Tarda estateTornerò a casa dal lavoro con il buio. Non riesco neanche ad immaginare come sia. Eppure manca poco e sono trenta anni ed oltre che assisto ad un autunno. Come se una parte del mio sentire vivesse con un ciclio biologico annuale e non avesse mai impresso del tutto l'esperienza.

Sono in maglietta. Tra non molto ci saranno camice, poi maglioncini, poi maglioni. Giacche. Piumini. Piumini per andare in giro e piumini per dormire (in due, al caldo, che bello). Però il freddo in faccia non riesco a figurarmelo (ho messo la faccia in frigorifero, ma non si riesca a catturare l'esperienza dell'aria fredda che punge).

Sospetto che questa incapacità di ricordare possa avere una qualche base biologica. Come credo che la comprensione interiorizzata che siamo inseriti in un, anzi proprio nel, cerchio della vita non sia casuale, ma in parte venga con l'età.

Chi ci aveva pensato che anche io sarei diventato grande, poi un papà? E mio padre e mia madre dei nonni? E che c'è questa ruota inarrestabile in cui tutti siamo dentro? Certo che lo sapevo, ma non lo avvertivo. Ora, sì, ed è un po'spaventoso.

Sono anni che non si fanno cene di classe, di qualunque ordine e grado (a proposito, non sto seguendo il dibattitto sulla scuola. Però una proposta ce l'ho: perché non chiamare di nuovo le scuole elementari, medie e superiori visto che non c'è nessuna esigenza di marketing?). Se mi immagino, vedo tanti miei ex compagni con bambini, adulti. Nessuno me lo aveva detto! Pensavo che sarebbe successo, ma che il tempo prima sarebbe stato infinito.

Invece mi sto rassegnando all'idea che le cose che sembrano appartenere ad un remoto futuro prima o poi accadranno. Facendo finta che il tempo prima sia infinito, quando arrivano, ci si ritrova sbigottiti e ci si resta un po'male.

Non sono sicuro che tutto questo sia inevitabile. Ricordo che mio padre mi diceva di fare tante cose perché poi non avrei più potuto. Mi verrebbe da commentare che è così per tutti. Nel mio caso, però, mia madre pensava, al contrario, che le cose non stessero così, che questo limite non c'era. Non lo dico contro di lei, perché credo che questo atteggiamento giochi prima di tutto contro di lei. Mio padre mi parlava delle piccole cose (viaggi, studi, esperienze), ma io inizio a pensare sino alle grandi cose.

Non mi sento certo pronto ad insegnare ai figli le inevitabili tappe. Potrei sbagliare di grosso come pedagogo. Però mi sento pronto ad acccettare per me la consapevolezza che ci saranno tante tappe, speriamo belle, in cui io, proprio io, sarò presente. Per dirne una, un giorno incontrerò un mio amico e ci accorgeremo di essere vecchi. Se va tutto bene, succederà.

Questo porta, credo, a pensare la propria vita in maniera diversa, in qualche modo ad estendere il proprio sguardo.

Un tempo, in un mondo per tanti versi peggiore, tutto questo era palese. Almeno per come l'ho capito io. Si osservavava il tempo che passava attraverso le persone. Ho osservato anche questo nei cerchi di Arkeon, le generazioni, i nuovi, i piccoli che arrivano e gli anziani che invecchiano, e la crescente sensazione di essere in questo ciclo.

Con stupore iniziale ho scoperto che il gruppetto che odia
Arkeon - odiava perché ormai credo ci sia rimasto poco o nulla di quell'esperienza - è decisamente contrario anche a questo modo di vedere la vita. Preferiscono, e se lo facessero senza mutare la loro opinione in odio sarebbe meglio, la cultura del tempo infinito.

Ma hanno torto. Apparteniamo tutti al Circle of Life.




rain
Cosa tiene in piedi la nostra società, quella italiana come quella occidentale, in generale?

So troppo poco dell'Oriente o dell'Africa per estendere il mio discorso, ma una prima idea della nostra società me la sono formata, direi, per conto mio, per vedere poi che coincideva con quanto tante altre persone avevano già pensato.

FamiglieIn Italia, la giustizia funziona poco, quella civile quasi per nulla. Come facciamo ad andare avanti? Cosa fa sì che non precipitiamo nell'anarchia?

Mi sono fatto l'idea che, a tenere in piedi, più o meno bene le comunità, ci siano le persone perbene, delle famiglie perbene. Mi stanno sulle scatole i perbenisti, non vorrei generare equivoci. Sto parlando di persone decenti che, pur nel marasma generale, pur magari nelle difficoltà interiori e dolori della vita, portano avanti rispetto agli altri ed ai propri figli e nipoti una vita più o meno corretta, più o meno buona, ma, alla fine dei conti, centrata sulla famiglia e, quindi, sull'amore e sul reciproco rispetto.

Non so da dove venga tutto questo. Questa rete di buoni, che secondo me tiene insieme la società, non è di oggi. Constato che certi valori familiari si tramandano nelle famiglie almeno da cent'anni e non ho motivi di pensare che prima fossero tanto diversi. Non sono di oggi anche le difficoltà: non è che la famiglia media se la passasse troppo bene durante il feudalesimo o nel rinascimento. Però ho l'impressione che la sua struttura fondamentale, la famiglia fatta di padre e madre, che ne sono i due cardine, stia subendo una difficoltà non del tutto nuove, ma sicuramente rese straordinarie dalla tecnologia.

Mi sono tante volte chiesto come poteva reggersi una società con politici pessimi. La mia risposta è che c'è questa rete di persone, di padri e di madri, ma non solo, che si rispettano, fanno il loro lavoro, mandano avanti una famiglia.

Così anche io mi rendo conto di non lavorare solo per la mia famiglia, ma anche per sostenere questa comunità.

La verità di cristallo

  • Jul. 18th, 2008 at 9:21 PM
rain
Bicchiere trasparenteUn bicchiere di vetro appena uscito dalla lavastoviglie. Così pulito e trasparente. Brilla. Basta un colpo distratto della mano per farlo cadere in mille pezzi.

La verìtà mi è sembrata di granito, o meglio di solido cristallo, per tanto tempo. Non è diventata più opaca con gli anni, ho solo capito che spesso è il risultato provvisorio di una ricerca, che impegna quanto ho dentro di me tanto quanto impegna l'attenzione verso quello che succede intorno.

Quando ho scoperto, grazie alla vita di coppia, che a volte non ero in grado di percepire come stavano le cose, tanto era grande il mio pregiudizio oppure il mio partito preso oppure il mio bisogno di avere ragione comunque, ne sono rimasto sconcertato. Ancora di più, quando i riferimenti esterni sono saltati, tutti insieme, e ho dovuto cercare qual'era la mia verità, nonostante gli altri. Sapendo, per comprovata esperienza, di poter sbagliare di grosso.

Negli ultimi mesi ho assistito ad un grosso movimento mediatico in cui uno degli aspetti salienti era il tentativo di imporre a tutti un'unica versione della "verità". Sicuramente, a mio modo di vedere e tra gli altri, c'era l'obiettivo di nuocere ad alcune persone, di spingerle nella solitudine e nello sconforto. C'era però anche il profondo obiettivo di passare alla collettività un'unica verità perchè si riflettesse sugli interessati come conferma della propria verità, della proria ragione.

Non nego minimamente la necessità di un riscontro esterno per scoprire la propria verità. Anzi.

Accetto però che nella mia vita di uomo, padre e marito la verità sia sempre una ricerca provvisoria, tra dentro e fuori di me. Per fortuna.

Padre e figlio in Nuova Zelanda

  • Jul. 15th, 2008 at 9:15 PM
rain
Oggi largheggio in post (tra poco vedrete). Ho trovato un bellissimo video sulla relazione padre-figlio, che mi ha commosso, sul blog, bellissimo, di Baraka. Mi mette sempre un po'in difficoltà il discorso della morte, ma ne parlo un'altra volta. Volevo solo segnalarlo subito.

Tags:

Un ragazzo e una ragazza che passano

  • Jul. 15th, 2008 at 8:34 PM
rain
C'è un ragazzo che vedo in giro vicino dove abito tornando dal lavoro, avrà diciassette o diciotto anni, forse anche meno. Va in giro con magliette nere, di quelle un po'impressionanti, un po'horror su cui non soffermo lo sguardo volentieri. Ha i capelli disordinatemente lunghi. Le compagnie, che non avevo mai visto qui, non mi sembrano granchè.

Madre e figlioHa ancora la faccia da ragazzino, l'aria di chi fa il ribelle molto prima di esserlo, però certo per la madre deve essere una sorpresa negativa.

Tutte le domeniche venivano in chiesa, la madre e lui. D'amore e d'accordo, una attacata all'altro, più che il contrario. Lei felice di essere lì, lui preciso e al suo posto. Avevo notato che si vedeva la testa vagare in altri lidi.

Per quel poco che posso capire, il cambiamento mi sembra positivo. Anche se non condivido il modo di vestirsi. E'che ho riscontrato che, ad un certo punto della vita, si sente naturalmente il bisogno di mettere una distanza, anche fisica, dai genitori, e soprattutto dalla madre. Alcuni vanno via di casa, altri si rendono inaccettabili alla madre in varie modalità, comprese quelle fisiche. Il problema è che tante madri non riescono ad accettare questo bisogno di distanza.

C'è anche una ragazza, un po'più giovane, che, invece, sembra proprio un maschio. Si veste e si comporta, almeno in parte, come un maschio, persino nel modo con cui abbraccia le altre ragazze. Si vede da come guarda le persone che ha tante domande nella testa, sugli altri e sul suo futuro. Ultimamente mi sembra di aver notato degli accenni di maggiore femminilità. Un giorno, al bar, ho sentito la madre rifersi agli uomini come "maschietti" o "maschietto". Non basta una frase per pensare ad una relazione di causa-effetto, ma fa riflettere.

In uno dei primi seminari di Reiki, assistetti ad una discussione tra madre e figlio. I più dei presenti, si vedeva, simpatizzavano con il figlio. Io, senza dubbio, difendevo la madre criticata duramente dal figlio. Oggi vedo, e forse premetto, il desiderio di queste giovani vite di trovare una loro strada piena nella vita.

PS: la foto è di madre e figlio che lavorano insieme per migliorare la sicurezza stradale. Una storia affascinante

Non tenterai il Signore Dio Tuo

  • Jul. 14th, 2008 at 9:48 PM
rain
Mio padre non va in Chiesa, ci è sempre andato poco, ma, tutto sommato, è sempre stato credente. Mia madre si è posta il problema, risolvendolo con l'andare in Chiesa per un certo periodo, ma non ho capito tuttora se ci creda o no (in Dio, prima che nella Chiesa, voglio dire). Di conseguenza, ho ricavato la mia educazione religiosa un po'di qua ed un po'di là. Le nonne mi hanno insegnato le preghierine, i nonni che in Chiesa comunque ci si va.

Sarei uno sciocco se non dicessi che è stato mio padre a darmi il senso della commozione davanti alle meraviglie del creato e anche un grande senso di rispetto per la religione. Mi ha risparmiato quella sciocca irridenza che è solo una perdita di tempo.

Però, indubbiamente, il catechismo non l'ho imparato in casa. Sono stato, e sono ancora, un entusiasta, con la conseguenza che, scoperto il cristianesimo, davo per scontato che quello dovesse essere anche il cardine del "secolo". A stemperare questa fase, tra gli 8 e i 12 anni, ci hanno pensato sacerdoti e catechisti, convicendomi che se la fede doveva passare da loro, l'ateismo diventava sicuramente un'opzione attraente.

A quei catechisti non mancava solo la capacità di entusiasmare, ascoltare, accogliere, trasmettere un qualche fuoco ma anche quegli spunti intelligenti e di cuore che un adolescente, con il cervello a tremila ma tanto bisogno di accettazione, avrebbe colto al volo. Non che fossero cattive persone, non facevamo davvero l'uno per l'altro. Ricordo certe ore di riunione a far finta di cantare (nessuno cantava, ma
bisognava provare) che allora come oggi era una frustrazione di ogni voglia e desiderio.

Raggio di soleNe è uscita una religiosità, sicuramente cattolica, più di cuore che di testa, a volte molto sincera, a volte un po'insofferente, a volte un po'incredula. Con questo bagaglio ho incontrato alcune persone che sono molto più religiose e fiduciose nella provvidenza di me. Mi sono sentito spesso, forse a ragione, inferiore rispetto a queste persone ed anche con un senso di "dovrei essere così anche io".

Ho la vaga impressione che, se la vita mi andrà bene, alla fine resterà fondamentalmente la ricerca di Dio, quando tutto il resto è stato vissuto. Ma, allo stesso tempo, non riesco a pacificarmi che non si muove foglia che Dio non voglia. Mi sembra una scelta che ti porta, alla fine, ad una grande durezza di cuore o almeno indifferenza. Non riesco a pacificarmi neppure che scelgo e decido sulla base di manifestazioni "che Dio lo vuole".

Oggi pensavo che c'è qualcosa di più e di sbagliato in quel ragionamento. Penso che chiedere a Dio di prendersi la responsabilità delle proprie scelte, di mostare cosa è giusto e cosa è sbagliato, di determinare tutto quello che accade è anche
« Non tenterai il Signore Dio tuo » (Dt 6,16)

Se non passeri, cosa?

  • Jul. 9th, 2008 at 7:12 PM
rain
Ci sono un sacco di passerotti in giro nelle nostre città. In questo periodo si fanno sentire fin dalle prime ore del mattino (che sono proprio prime, parliamo delle cinque).

Un passerotto prima rischia di cadere dal nido, poi crescendo, a quanto dicono, non ha presto più né papà né mamma cui almeno telefonare. Non sa se troverà da mangiare. In questo periodo deve essere difficile anche trovare da bere. Ovunque si posi, ci può essere un gatto pronto a prenderlo. L'aspettativa di vita non è incoraggiante e i drammi, nella comunità di passeri che condivide lo stesso scenario in cui vivo anche io, sono all'ordine dei giorni. Non so se ci siano passeri nonni, dubito che ci siano bisnonni.

PasserottoLa nostra vita è molto diversa. Noi siamo molto diversi. A volte, mi chiedo come sarebbe vivere come un passero, senza sapere veramente nulla del minuto successivo. Immagino si prendano le cose con grande filosofia, restando però sempre sulla corda. Non credo che questo sia nella natura dell'essere umano. Ormai da milioni di anni, o almeno centinaia di migliaia, riusciamo a vivere un tantino meglio. Certo, sono poche generazioni, forse pochissime, che siamo al riparo di una buona parte di questa lotta disperata per la sopravvivenza.
Ma cosa resta nel cuore dell'uomo di tutto questo? Chi siamo noi? Siamo dei passerotti senza gatti? Oppure c'è qualcosa d'altro di specifico nell'esperienza di vivere da esseri umani? Chi è l'uomo?

Un giorno in un cerchio di Arkeon, ad un intensivo, ho visto uomini lottare, in maniera rispettosa dell'altro, in mezzo a donne che li incoraggiavano. Questa è stata una delle occasioni in cui, dalla mia personale prospettiva, ho avvertito che questo tipo di lotta fa parte della natura umana, della mia natura umana. Come il compire qualcosa di profondamente umano e di diverso dal pa
ssorettesco.

Sicuramente anche nella vita del passero ci sono momenti in cui capisce cosa significa essere un passero. Per l'uomo è la stessa cosa.

Un momento di saluto

  • Jun. 25th, 2008 at 9:46 PM
rain
Alla fine dei seminari ci si salutava ascoltando una canzone. Un incontro negli occhi, un abbraccio dopo emozioni intense. Non so quando Vito ha iniziato a mettere questa canzone. So che mi piace molto.

Il momento del saluto in certi periodi mi commuoveva, in altri mi divertiva, in altri ancora lo evitavo per il dispiacere di lasciarsi o per la sensazione di avere da dire solo a mia moglie. Comunque eccola.



Viaggio ad Ostuni

  • Jun. 25th, 2008 at 8:57 PM
rain
Non avevo immaginato che gli Intercity, che allora erano una cosa un po'seria, superata Ancona ma soprattutto Pescara, diventassero una specie di Interregionali. Non ho ancora capito se fosse per necessità o clientelismo politico. Di certo, mi faceva uno strano effetto vedere quel treno da grande città, su cui avevo poggiato il sedere per qualche centinaio di chilometri (in quel tempo remoto l'igiene dei treni era ancora decente), fermo nella stazioncina di Ostuni.

Ulivi

Comunque ero arrivato. Avevo programmato da un po', chiesto il permesso di Vito (di solito si richiedeva una frequentazione maggiore prima di un intensivo, ma in effetti era passato quasi un anno dal mio primo seminario), verificato di avere le risorse finanziarie (andare in settimana bianca mi sarebbe costato molto di più) e mi ero iscritto. Poi, con trepidazione ed attesa, avevo prenotato il treno. Che mi lasciava, con pochissimi altri, in questo paesino della (per me) remota Puglia.

I viaggiatori spariscono dalle piccole stazioni come l'acqua sulla sabbia. Se sei di fuori, ti ritrovi solo in un momento. Io però mi ero ritrovato sul marciapiede esterno con un'altra persona in attesa. Non fu difficile stabilire che eravamo in attesa dello stesso passaggio per andare allo stesso luogo. Due chiacchiere e poco più.

Rimasi molto colpito dalla sede dell'intensivo, l'agriturismo Lo Spagnulo. Non ho mai chiesto della sua storia, ma ha tutta l'apparenza di una fortezza con tanto di mura, cortili, chiesette (di cui una abbandonata), giardini, campi. C'è qualche edificio più recente, ma si tratta di un luogo veramente bello. La gestione mi ha sempre lasciato perplesso per la poca cura che ho scoperto rivolta indistintamente al luogo, a noi di Arkeon (allora il nome era ancora Reiki) e ai turisti. Parte del personale, specie nei primi anni, era molto gentile, poi vari avvicendemanti hanno peggiorato le cose.

Lo SpagnuloPenso di aver passato le prime ore tra la curiosità di conoscere gli altri, forse una fugace visita al mare (l'unica in tanti anni) e l'esplorazione di alcuni dei luoghi di questo forte. Entrando dalla porta principale, sulla sinistra, c'è una chiesetta. Per arrivarci bisogna aprire un portone, percorrere un corridoio scoperto pieno di piante, tra due alte mura. Dietro le mura, racchiuse da altrettanti muraglioni, ci sono aranceti.

A fianco della porta della chiesa, sulla sinistra, c'è un piccolo passaggio ed una scalinata. Da lì si accede al tetto della chiesa. Di giorno si spazia su un mare di olivi increspati dal vento. Di notte le stelle brillano più che al planetario.

Ero preoccupato? Ero curioso, entusiasta ed anche un po'timido. Poche ore dopo camminavo man nella mano di altre persone fino a poco tempo prima sconosciute e guardavo negli occhi. Incontrai due occhi e un volto che mi colpì moltissimo. Mi piacque tanto che, tanti anni dopo, conto ogni minuto in cui non posso vederlo. Era, ed è, quello di mia moglie.

Non voglio raccontare come funzionava l'intensivo. Di quella prima esperienza, ricordo bene le risate che si facevano durante il Ki training, una specie di ginnastica (molto di più e molto meglio, ma per rendere l'idea) che si faceva la mattina. Risate che riguardavano anche me, non riuscivo a stare in equilibrio in certe posizioni. La classica cosa che in altri contesti mi avrebbe fatto arrabbiare. Ma, lì, l'atmosfera era allegra, sentivo che non c'era nulla di male a non essere perfetto; ci sto mettendo degli anni ad accettare che non lo sarò mai, allora mi bastava sapere che potevo esserlo un po'dopo.

C'era tanto fango, pioveva. C'era mia moglie, ma di questo non parlo, almeno oggi.

Ricordo bene la lotta tra gli uomini, invece. La prima volta non lo vissi in maniera tanto profonda. Ero terrorizzato dall'idea del confronto fisico, pensavo di esserne annientato. Invece, bene o male, tenni il campo, forse anche vinsi un incontro. Era una grande libertà che conquistavo.

Le esperienze, le emozioni erano mille. Però portavo a casa un numero di cellulare ed una promessa.

Avevo anche una discreta fiducia di aver trovato in Arkeon quel sostegno per quella volta sarebbe andata davvero bene. Avevo ragione.

PS: non potevo sapere che c'era qualcuno che già, nell'incognito, da alcuni anni organizzava, raccoglieva senza darne notizia informazioni, senza nessuna critica aperta. Si tratta di chi, da cittadino italiano, mi ha fatto diventare, almeno un po', un semplice plagiato adepto di una setta.

Anche se avessi saputo tutto questo seguito recente, ovviamente non avrei cambiato una virgola delle mie scelte.

I primi seminari

  • Jun. 18th, 2008 at 10:05 PM
rain
Non ho un ricordo preciso dei primi seminari. Parlavo tanto di Reiki, ma i cambiamenti nella mia vita non c'erano. Ascoltavo ed ero entusiasta. Leggevo i libri di Jacopo Fo, che alla fine non erano questo granchè (per esempio, Lo Zen e l'arte di scopare, Diventare Dio in dieci mosse), ma ero improvvisamente interessato a tutte le cose che ci sono. Ai seminari dell'allora Reiki, che frequentavo ogni tre-quattro mesi, sentivo i racconti delle persone, spiegazioni più o meno coinvolgenti. Vedevo le persone commuoversi e mi sembrava impossibile che anch'io potessi commuovermi, ora è un'esperienza quasi quotidiana, ma allora non sapevo cosa fosse una lacrima sulle guance. Era una grande sorpresa, insomma.

Mi ricordo bene invece lo scambiarsi di trattamenti, che prevedeva incontri, appuntamenti tra "allievi". Era un mondo molto soft, almeno nella mia percezione, dove ognuno poteva essere tutto e il contrario di tutto. C'era molta gentilezza verso i nuovi arrivati e, da parte mia, l'impressione che chi frequentava da anni avesse chissà quali conoscenze od esperienze. A parte l'estrema attenzione per la posizione delle mani nei trattamenti, non ho mai visto nulla che fosse fatto volontariamente per farmi pensare a persone super-esperte, nè c'era nessun grado formale. Ma mi piaceva credere che ci fossero queste
 persone che ne sapevano tanto più di me.

Ricordo bene invece in una notte, credo, d'autunno un'amica venuta ad una presentazione.
Family Disse che lì si faceva bene, ma sul serio e non aveva nessuna intenzione di guardarsi dentro, di ascoltare le angosce degli altri che possono sempre diventare le nostre. Penso che abbia fatto bene, non solo per libertà, ma per rispettare la scelta che sentiva, allora, giusta per sé. Allo stesso tempo, mi conferma che, fin dall'inizio, io volevo fare sul serio. Senza rinunciare all'ironia, ma rifiutando il cinismo, cercavo un ambiente, un gruppo di persone dove si potesse parlare dell'amore, dei sogni quotidiani come degli incubi della vita reale, delle paure, delle solitudini, dei propri piccoli drammi sul serio. Tra i gentlemen, non si parla di cose troppo forti o sgradevoli come la morte, l'amore, la vita. Non volevo questo, volevo parlare delle cose che contavano. Questo si faceva.

Ad un seminario, erano i primi tempi, venne un tale che, invece di chiamarsi Mario, Giovanni, Enrico, pronunciò con inconfondibile accento nostrano un irripetibile nome indiano. Si era addentrato in non so quale percorso di matrice buddhista o hindu. Concluse con una condivisione molto chiara. Diceva che era deluso, in una certa forma, perché si era aspettato altro, la sua ricerca era più assoluta, mentre già allora al Reiki di Vito Carlo Moccia si parlava delle emozioni venute fuori dai trattamenti, che riguardavano i Mario figli di Giovanni, delle Giovanne figlie di Marie, del nostro mondo quotidiano di sempre, cercandolo di renderlo nudo e crudo.

Io non cercavo niente di più lontano, la filosofia non l'ho mai capita, in India non ci sono mai stato. Mamma e papà, invece, mi erano argomenti ben noti.

Cose da leggere

  • Jun. 18th, 2008 at 9:37 AM
rain
Interrompo il racconto, per riprenderlo al più presto, per segnalare alcuni link che apprezzo a proposito di Arkeon. La lista non è esaustiva anche perché per trovare valutazioni negative ci vuole poco.

Per i lurker consiglio:

http://groups.google.it/group/parliamo-di-arkeon

Per chi ama i blog:

http://fioridiarancio.wordpress.com/

e

http://reikiblogger.blogspot.com
(che intanto però è sparito)

oltre a:

http://www.dimarzio.it/srs/modules/news/print.php?storyid=148


Aggiungo invece http://sentierodelpadre.blogspot.com/

Un cerchio accogliente

  • Jun. 16th, 2008 at 9:22 PM
rain
L'accoglienza. Affettuosa ma senza interessi in gioco. Questo ho sperimentato nel primo seminario, insieme a forme nuove di stare insieme, fino ad allora del tutto sconosciute. Guardarsi negli occhi, darsi le mani, sedersi in cerchio e raccontare la propria storia, qualche persona che arrivava a commuoversi, i trattamenti.

Tutte queste persone, come me, alla ricerca di qualcosa di meglio, di risposte a tante domande, senza cinismo o presunzione.

Non è che abbia trovato tante risposte in quel primo seminario, ma, dopo tanto tempo, sperimantavo un ambiente sinceramente interessato alle vicende di ognuno e privo di preconcetti od obiettivi per il mio futuro. Anzi, non mi veniva neppure chiesto qual'era il mio obiettivo. C'era tutto il tempo di parlarne per capirlo.

Di sicuro ne uscii entusiasta. A distanza di tanti anni, ricordo la felicità per tutte le cose sentite, per questa comunità che finalmente si interessava delle cose che interessavano a me. Cioè, in qualche modo, il senso della mia vita, il senso delle nostre vite.

Del maestro, titolo tipico del Reiki, avevo un'impressione favorevole, ma anche di grande distanza. Non mancavo di notare la sua attenzione per tutti, ma ci rimasi male quando, in conclusione, di me disse assai poco.

Ma avevo molta voglia di tornare a vedere la prossima puntata.

Guardando retrospettivamente, alla luce di quanto criticato in questi due ultimi anni, riconosco di non esserci andato con tutte le armi del razionalista cinico. Ho visto altri entrare con quell'atteggiamento ed uscirne con opinioni positive o negative. Io non volevo sbugiardare nessuno, nè dotarmi di una tecnica magica, tantomeno curare gli altri o me stesso.

Per come la vedo oggi, cercavo un ambiente accogliente, dove si potesse parlare e fermarsi, anche attraverso i trattamenti, ad ascoltarsi, ed una guida sufficientemente saggia. Non mi interessava che fossero tecniche collaudate o meno (non avevo in mente nessun risultato, peraltro), sapevo che non volevo nessun saccente che sapeva già le mie risposte o che era troppo saggio per confrontarsi con gli altri. Che avesse la speranza di un domani felice, e me ne mostrasse anche sprazzi, sì.

E questo, mi sembrò e mi sembra, l'avevo pienamento trovato.

Un foglio di carta colorata

  • Jun. 16th, 2008 at 8:59 PM
rain
Un foglio A4 di carta colorata, piegato in tre, con stampato sul frontespizio una scritta in, presumevo, giapponese. Cosa ci fosse scritto nella parte in italiano, sinceramente non ricordo, o forse non l'ho mai letto con troppa attenzione.

Era la fine degli anni '90.

ReikiUna persona mi aveva parlato di Reiki, l'avevo criticata aspramente per l'interesse verso una pratica così poco razionale, e me n'ero poi dimenticato. Erano passati i mesi e, dietro la presa in giro, era sorto se non altro lo spirito di emulazione ed un po'di curiosità.

Ero alla ricerca. Cercavo le risposte a tante domande, su di me, sulla mia vita e sulla vita, sul mio domani e sul domani. Forse più che le risposte, cercavo la possibilità di pormi le domande che sono di tutti per darmi le mie risposte.

Vediamo questo Reiki. Non mi sono mai piaciute le cose strane o alternative (sbagliando, almeno a volte). Meno che mai le cose magiche. Reiki, però, mi sembrava più vicino a cose che rispettavo e rispetto come le arti marziali o lo Zen. Di Zen allora leggevo un manualetto, ovviamente senza capirne nulla.

Insomma, questo volantino A4 con la scritta giapponese riportava un indirizzo ed un orario. Si parlava di presentazione gratuita. A me però importava poco. La spesa del seminario mi sembrava abbordabile e il venerdì sera era troppo denso di altre possibilità (almeno teoriche) per passarlo alla presentazione di qualcosa che volevo comunque provare. C'erano locali, amici e amiche, giri, per la notte. Di giorno, invece, poteva esserci il seminario di questo Reiki.

E così mi sono ritrovato a questo seminario.

Love is all we need

  • Jun. 16th, 2008 at 9:35 AM
rain
Giacomo Leopardi pensava migliore il sabato della domenica, meglio l'attesa della realtà. Un modo di pensare che mi è sempre stato antipatico.

Viaggio di nozzeIn realtà, per me non è stato così, il giorno del matrimonio è stato molto meglio della sua preparazione. Ci siamo divertiti a prepararlo, moltissimo nel giorno stesso e tanto in viaggio di nozze.

Dopo è venuto il primo figlio, una gioia diversa, e forse ancora più grande. Intanto la vita è diventata più concreta, la necessità di portare a casa il pane, insieme al desiderio di realizzarci sul piano professionale. Più dura del previsto, ma in fondo era quello che chiedevo.

Nuovi orizzonti, di responsabilità, nuove sfide, da esplorare e vincere.

Non ho iniziato questo blog, però, per raccontare la mia vita. Non so se avrò mai voglia di occupare il tempo di qualcun'altro con cose che forse solo pochi intimi possono davvero capire di me.

Scrivo perché, mentre cerco di far scorrere la mia vita, mentre combattevo le mie sfide quotidiane, non diverse da quelle di tanti altri che si trovano oggi nella mia fascia di età, qualcun altro aveva deciso che il gruppo in cui avevo trovato sostegno era una SETTA, e quindi, senza che io lo sapessi o pensassi o volessi, io un adepto. Fa sempre uno strano effetto quando qualcuno decide cosa sei (soprattutto se si sbaglia).

Questo qualcuno non era e non è interessato a migliorare il gruppo o ad evitare comportamenti scorretti; aveva semplicemente deciso che questo gruppo doveva essere cancellato nell'ignominia.

Non solo. Ha anche di fatto deciso che io, come centinaia di altri italiani, se non disconoscevamo questo gruppo, eravamo dei plagiati, dei cittadini di serie B.

La mia vita era ed è molto di più dell'appartenenza al gruppo che si chiamava Arkeon.

Quello che fa parte di me, o almeno lotto perché siano bussole nella mia vita, è l'onestà, il rispetto della verità, la libertà, la gratitutidine e l'amicizia.

Posso lasciar perdere Arkeon, ma non posso accettare la falsità, la menzogna, l'oppressione della libertà di espressione e così via. Se qualcuno ha sofferto a causa di Arkeon, mi dispiace. Se sono stati commessi davvero dei reati, chi li ha commessi deve pagare. Non accetto però la costruzione di un gigantesco falso mediatico ai danni di chi questo percorso l'ha messo insieme, di chi l'ha frequentato e sostenuto con cuore e di chi ne potrebbe in futuro trarre beneficio.

Pensavo che i media, soprattutto i giornali, in Italia avessero un minimo costante di attenzione al loro lavoro. Ho scoperto che non è così. Ma ho anche scoperto che continuo a credere che nell'Italia del XXI secolo alla fine la verità può emergere.

Perché questo accada, di seguito, racconto la mia storia rispetto all'esperienza ormai conclusa di Arkeon, sperando anche che questo serva, in futuro, ad evitare nuove simili "crociate".

Breve biografia

  • May. 26th, 2008 at 10:49 PM
rain
Nonostante le successive vicissitudini, pare proprio che i miei genitori fossero innamorati. Come spesso accade, hanno deciso di sposarsi. Dal mio punto di vista, un'ottima scelta.

Così, in un inverno degli anni '70, sono stato concepito. Uno spermatozoo di mio padre è arrivato ad un ovulo di mia madre. Prima degli altri è riuscito ad entrare, due nuclei si sono fusi e, zac, almeno in potenza io c'ero.

Poi le cellule si sono moltiplicate ed un bel giorno ero un embrione bello che pronto. Non conosco le circostanze in cui mia madre si rese conto di aspettarmi. Pare che lei fosse felice immediatamente, mentre mio padre fosse preso un po'alla sprovvista. Comunque, la versione è unanime che i mesi successivi furono particolarmente felici.

Di mio, crescevo e, pian piano, diventavo bambino.

Alla fine è venuto il tempo di nascere. Pare sia stato facile, ma, come in tutti i casi, non sarà stata un'operazione facile nè per la madre nè per il bimbo (anche se quello che si preoccupa di più è il papà).

ConcepimentoImmagino di aver avuto freddo e di essere stato spaesato là fuori. Però c'era la solita mamma che avevo conosciuto da dentro, e questo mi deve aver consolato. Poi c'era il latte che era una nuova esperienza piacevole.

Sono passati i mesi, guardavo il mondo dalla carrozzina. Ovviamente non ricordo nulla ma mi diverto ad illudermi che la luce della primavera che mi piace tanto sia il ricordo delle prime passeggiate.

Pare che poco dopo iniziassi a ridere. Mi piaceva molto ridere, a quanto narrano genitori e foto.

Erano gli anni '70, come dicevo, e non me ne accorgevo tanto. Da quel che ho capito, la puericultura non era proprio come quella di oggi. Comunque, mi ricordo le mele grattugiate che non sono ancora passate di moda. Mi sembra che ci fossero meno colori di oggi, meno cose, soprattutto a rivedere certi cappottini da intervento umanitario che invece si compravano con grande soddisfazione. I giochi forse erano meno belli, ma ne avevo tanti, non meno dei bambini di adesso.

Mi ricordo, un po'più grande, l'arrivo dell'altra creatura in famiglia, evento insieme gioioso e sconvolgente per il mio mondo ordinato di genitori e nonni. Ma poi siamo andati prevalentemente d'accordo. Anzi.

Pare che pensassi molto. Di sicuro mi piaceva parlare, parlare e parlare. Leggevo i libri, ma passavo anche le ore a giocare. Le amicizie, di cui ora restano pochi brandelli di ricordo, dovevano essere importanti ed intense, in un mondo che, fino a cinque anni, era in larga parte incomprensibile. Le cose succedevano in un susseguirsi un po'privo di logica. Forse anche perchè ai bambini si dice poco dei piani dei grandi.

Se ripenso alle scuole, materna e media, sembra veramente di parlare dal secolo scorso. Maestre in camicioni neri o, al massimo, verdi o azzurri, abituate ad essere riverite; alunni con grembiuli blu ed alunne in bianco col fiocco. Avevo però dei grandi amici, anche se purtroppo i miei non andavano d'accordo. La famiglia, con tutte le difficoltà ed il litigare, restava unita ed era in qualche modo un orizzonte di speranza e libertà rispetto ad una scuola che proprio libera e gioiosa non era.

GoldrakePoi ci sono state le medie, meno protettive delle precedenti, ma anche più libere. All'inizio sono andato in confusione; sperimentavo compagnie diverse, diverse da quelle "bene". Poi mi sono messo in riga, ma intanto esplodeva la capacità di leggere, sapere, ragionare e ho incontrato, fortunatamente, amici con cui condividerla. Era l'epoca, siamo negli anni '80, dei primi Commodore, dal VIC20 al 64.

Il mondo scorreva intorno a me, ero certo della protezione offerta dalla mia famiglia. Immagino che il benessere, in quegli anni, era un po'di tutti. Nei viaggi all'estero noi italiani non ci sentivamo da meno. Si iniziava a pensare alle ragazze, prima molto teoricamente, poi più a livello concreto.

Di fondo, mio padre e mia madre non riuscivano a pacificarsi, anche per via del contributo poco positivo dei nonni. Si perdevano un bel pezzo di vita e di crescita dei figli; qualcuno glielo diceva, ma non è facile ascoltare in quei frangenti.

Alle superiori ho voluto fare il bastian contrario. Nuovi compagni, nuovo tutto. Complessivamente, una gran delusione da cui non sono stato capace di uscire, cambiando scuola o ribellandomi allo studio. E'difficilissimo formulare i propri desideri almeno fino a vent'anni. Insegnanti incapaci ed una classe in cui non c'era quanto cercavo. E'rimasta qualche amicizia ed un po'di cose le ho imparate. Ho iniziato a praticare uno sport che mi appassionava e fatto qualche altra esperienza rilevante.

Tra tutti gli insegnanti, troppo presi dai loro problemi, troppo ignoranti o indifferenti, o semplicemente non all'altezza di una classe di adolescenti, qualche figura si è impressa. Un professore mi è rimasto in mente come esempio di rigore e aspirazione al meglio. Me lo insegnava anche mio padre, ma lui ha aggiunto, in un'interrogazione, la sensazione che esiste un meglio rispetto al mediocre. E'morto giovane e mi dispiace molto.

All'università. Mi sono rotolato nell'incertezza per mesi e mesi, tra mille ipotesi e desideri. Sogni. Alla fine, ho scelto bene, ma un po'in ritardo. Ne ho avuto una sede universitaria valida didatticamente, ma noiosa per molti altri versi. Di amicizie, anche se oggi sembrano quasi tutte svaporate, invece, ne ho avute di belle.

Eravamo tutti proiettati verso un domani che ci faceva più paura che entusiasmo. A tanti tornare a casa finiti gli studi sembrava un passo duro ma inevitabile; io non ne avevo alcuna intenzione. Invece, ho studiato ancora. Cercavo quello che mi piaceva, che mi piaceva in teoria, ma anche in pratica. La lotta era all'ultimo sangue perchè doveva piacermi quello che avevo deciso. Non mi ascoltavo tanto.

C'era sempre lo sport, non agonistico, ma per me fonte inesauribile di divertimento. C'era la sfida di imparare e di capire cose nuove (capivo poco, studiavo male, ma in qualche modo me la cavavo).

Poi pian piano ho osato. Ho deciso una strada professionale, quella che volevo, e mi sono trovato su un'altra; ne sono molto felice.

Ma prima di questo ho inziato a fare quello che mi andava. Le famose follie della gioventù. Dal punto di vista lavorativo, un vero disastro. In se stesse, neanche positive, con momenti davvero duri. Uscivo però dalla solitudine rispetto agli altri e anche rispetto a me stesso. Di passo in passo.

Mi sono innamorato, dopo aver avuto relazioni, senza nessuna colpa di alcuni, in cui non c'ero con il cuore. Perchè non c'ero con me stesso.

MeetingUna vita frenetica, folle, irresponsabile in cui c'era questa storia. La storia è finita male, anzi malisssimo. Mi sono curato le ferite perchè mi sembrava di aver perso il meglio che potessi avere. Ero stato riamato, ma poi era finita.

Mi scoppiava la testa. Mi parlavo, mi parlavo, mi parlavo. Lentamente sono stato meglio. Prima avevo iniziato a fare della psicoterapia che forse mi ha aiutato, ma mica tanto. Insomma è iniziata una nuova relazione, ero meno preso ma stavo bene.

Poco prima dell'estate, mi si presentò l'occasione di frequentare un corso di un percorso di cui mi avevano parlato in passato. Lo trovai interessante; ne frequentai altri. Ci venne anche mio padre e mi resi conto di quanta distanza c'era stata tra me e lui. Iniziò una riscoperta dell'uomo che mi aveva generato.

Intanto l'altra relazione era finita e incontrai una ragazza, molto carina, timida e ribelle, che mi piacque subito. In tre giorni, decisi che, per parte mia, sarebbe diventata mia moglie.

Fortun
atamente anche lei, alla fine, è stata d'accordo.