- Quando ti ho visto qualche giorno fa - dice a lei l'ex-fidanzato -c'era come un alone intorno a te...- e le propone di ritornare insieme. Ma non avrebbe senso perché quell'alone, quella magia non appartiene a lei e non può darla a nessuno. Può essere solo dei due innamorati che la generano.
Torno a questo per un film sciocco e carino che abbiamo visto ieri sera - il film è "Notte brava a Las Vegas" - ma anche perché in questi giorni ripenso ad Arkeon. Non troverete un filo di amore, di quell'alone, di quella "magia" nei siti di chi opera per distruggere ogni traccia di quel percorso. In Arkeon, invece, nasceva l'amore, c'erano sempre coppie con quell'alone che riempivano di gioia tutti i presenti. Chi ha distrutto Arkeon e ora cerca di infagarne o anzi cancellarne la memoria, ha colpito anche l'innocenza di chi aveva colto l'amore nei cerchi. Non credo che possa cancellarlo o minarlo o ridurlo, ma ha insegnato a tanti a guardarsi le spalle e a riconoscere che c'è chi è disposto a tutto per distruggere l'amore e la bellezza altrui. Perchè quell'alone rende belli come mai.
- Questi due hanno un sacco di problemi. Molti problemi profondamente destabilizzanti sui quali come individui devono lavorare seriamente. Seriamente. Ma, insieme, secondo la mia modesta opinione, sono perfetti l'uno per l'altra. Un rapporto vero. Chi l'avrebbe mai detto - dichiara la psicologa che ha avuto la coppia in terapia.
Anche questo è normale, esperienza normale, di tutti. Era anche l'esperienza dei cerchi di Arkeon, l'esperienza dei miracoli dell'amore. Ma non lo troverete da certi professionisti. Non la troverete. Troverete solo che lui, o lei, sono un problema che deve essere mediato da una persona specializzato. L'amore non è la forza, è banalità.
- E così Jack ha costruito un mobile - dice il padre al figlio che non aveva mai combinato nulla: figlio di falegname aveva sempre fatto mobili storti, se li aveva finiti - l'ha finito-
- Ok, papà - dice il figlio - cosa c'è che non va?-
- Niente. Bello. Veramente bello. Sono fiero di te-
- Grazie-
- Però...-
- E ti pareva....-
- Hai toppato alla grande su quella ragazza -
-è stato uno sbaglio enorme e stupido papà, tutto il matrimonio era una balla!-
- Il matrimonio sarà stato un errore, ma non era una balla. Chiunque abbia passato del tempo con voi due ultimamente ve lo può confermare. Quindi perché non la smetti di pensare con il culo e non fai qualcosa in proposito?-
Così con questa "benedizione" paterna, il figlio, che solo grazie all'amore ha potuto fare il lavoro del padre (prima senza l'amore era bloccato, non aveva accesso a quello che tecnicamente senza dubbio sapeva fare fin da ragazzino) parte per riprendersi la sua donna. Che nel frattempo aveva ritrovato se stessa. L'amore che avevano realmente toccato, anche sotto l'ebrezza dell'alcool, nelle follie di Las Vegas e che avevano davvero scelto, salvo poi fare troppo paura, trionfa. Ma è stata dura, come lo è per ogni amore vero, che combattiamo con ogni nostra forza (e non credo che le tecniche usate da Jack del film siano poi così rare, almeno per quanto mi riguarda). Però c'è la mano del padre, che sa di non potere il miracolo che solo l'amore può fare, ma sa anche indicare la strada. Ed il figlio è pronto.
Nulla di straordinario. Naturalmente. Il solito film americano. Sicuramente i monopolisti dell'interiorità sanno fare discorsi molto più sofisticati. Nulla di straordinario. Banale. In Arkeon non ho trovato molto di più.
Ma vale una vita.
Aggiungo una parte di finale, dedicandola alla donna di cui sono innamorato.
. Senti, te lo voglio dire -
- Quando eravamo sposati, sono stato orribile. Malato. Tutto sbagliato. Ed è stato il periodo più bello della mia vita. Tu hai scommesso su di me, Joy...e io voglio accettare questa scommessa-

Torno a questo per un film sciocco e carino che abbiamo visto ieri sera - il film è "Notte brava a Las Vegas" - ma anche perché in questi giorni ripenso ad Arkeon. Non troverete un filo di amore, di quell'alone, di quella "magia" nei siti di chi opera per distruggere ogni traccia di quel percorso. In Arkeon, invece, nasceva l'amore, c'erano sempre coppie con quell'alone che riempivano di gioia tutti i presenti. Chi ha distrutto Arkeon e ora cerca di infagarne o anzi cancellarne la memoria, ha colpito anche l'innocenza di chi aveva colto l'amore nei cerchi. Non credo che possa cancellarlo o minarlo o ridurlo, ma ha insegnato a tanti a guardarsi le spalle e a riconoscere che c'è chi è disposto a tutto per distruggere l'amore e la bellezza altrui. Perchè quell'alone rende belli come mai.
- Questi due hanno un sacco di problemi. Molti problemi profondamente destabilizzanti sui quali come individui devono lavorare seriamente. Seriamente. Ma, insieme, secondo la mia modesta opinione, sono perfetti l'uno per l'altra. Un rapporto vero. Chi l'avrebbe mai detto - dichiara la psicologa che ha avuto la coppia in terapia.
Anche questo è normale, esperienza normale, di tutti. Era anche l'esperienza dei cerchi di Arkeon, l'esperienza dei miracoli dell'amore. Ma non lo troverete da certi professionisti. Non la troverete. Troverete solo che lui, o lei, sono un problema che deve essere mediato da una persona specializzato. L'amore non è la forza, è banalità.
- E così Jack ha costruito un mobile - dice il padre al figlio che non aveva mai combinato nulla: figlio di falegname aveva sempre fatto mobili storti, se li aveva finiti - l'ha finito-
- Ok, papà - dice il figlio - cosa c'è che non va?-
- Niente. Bello. Veramente bello. Sono fiero di te-
- Grazie-
- Però...-
- E ti pareva....-
- Hai toppato alla grande su quella ragazza -
-è stato uno sbaglio enorme e stupido papà, tutto il matrimonio era una balla!-
- Il matrimonio sarà stato un errore, ma non era una balla. Chiunque abbia passato del tempo con voi due ultimamente ve lo può confermare. Quindi perché non la smetti di pensare con il culo e non fai qualcosa in proposito?-
Così con questa "benedizione" paterna, il figlio, che solo grazie all'amore ha potuto fare il lavoro del padre (prima senza l'amore era bloccato, non aveva accesso a quello che tecnicamente senza dubbio sapeva fare fin da ragazzino) parte per riprendersi la sua donna. Che nel frattempo aveva ritrovato se stessa. L'amore che avevano realmente toccato, anche sotto l'ebrezza dell'alcool, nelle follie di Las Vegas e che avevano davvero scelto, salvo poi fare troppo paura, trionfa. Ma è stata dura, come lo è per ogni amore vero, che combattiamo con ogni nostra forza (e non credo che le tecniche usate da Jack del film siano poi così rare, almeno per quanto mi riguarda). Però c'è la mano del padre, che sa di non potere il miracolo che solo l'amore può fare, ma sa anche indicare la strada. Ed il figlio è pronto.
Nulla di straordinario. Naturalmente. Il solito film americano. Sicuramente i monopolisti dell'interiorità sanno fare discorsi molto più sofisticati. Nulla di straordinario. Banale. In Arkeon non ho trovato molto di più.
Ma vale una vita.
Aggiungo una parte di finale, dedicandola alla donna di cui sono innamorato.
. Senti, te lo voglio dire -
- Quando eravamo sposati, sono stato orribile. Malato. Tutto sbagliato. Ed è stato il periodo più bello della mia vita. Tu hai scommesso su di me, Joy...e io voglio accettare questa scommessa-

C'è un ragazzo che vedo in giro vicino dove abito tornando dal lavoro, avrà diciassette o diciotto anni, forse anche meno. Va in giro con magliette nere, di quelle un po'impressionanti, un po'horror su cui non soffermo lo sguardo volentieri. Ha i capelli disordinatemente lunghi. Le compagnie, che non avevo mai visto qui, non mi sembrano granchè.
Ha ancora la faccia da ragazzino, l'aria di chi fa il ribelle molto prima di esserlo, però certo per la madre deve essere una sorpresa negativa.
Tutte le domeniche venivano in chiesa, la madre e lui. D'amore e d'accordo, una attacata all'altro, più che il contrario. Lei felice di essere lì, lui preciso e al suo posto. Avevo notato che si vedeva la testa vagare in altri lidi.
Per quel poco che posso capire, il cambiamento mi sembra positivo. Anche se non condivido il modo di vestirsi. E'che ho riscontrato che, ad un certo punto della vita, si sente naturalmente il bisogno di mettere una distanza, anche fisica, dai genitori, e soprattutto dalla madre. Alcuni vanno via di casa, altri si rendono inaccettabili alla madre in varie modalità, comprese quelle fisiche. Il problema è che tante madri non riescono ad accettare questo bisogno di distanza.
C'è anche una ragazza, un po'più giovane, che, invece, sembra proprio un maschio. Si veste e si comporta, almeno in parte, come un maschio, persino nel modo con cui abbraccia le altre ragazze. Si vede da come guarda le persone che ha tante domande nella testa, sugli altri e sul suo futuro. Ultimamente mi sembra di aver notato degli accenni di maggiore femminilità. Un giorno, al bar, ho sentito la madre rifersi agli uomini come "maschietti" o "maschietto". Non basta una frase per pensare ad una relazione di causa-effetto, ma fa riflettere.
In uno dei primi seminari di Reiki, assistetti ad una discussione tra madre e figlio. I più dei presenti, si vedeva, simpatizzavano con il figlio. Io, senza dubbio, difendevo la madre criticata duramente dal figlio. Oggi vedo, e forse premetto, il desiderio di queste giovani vite di trovare una loro strada piena nella vita.
PS: la foto è di madre e figlio che lavorano insieme per migliorare la sicurezza stradale. Una storia affascinante
Ha ancora la faccia da ragazzino, l'aria di chi fa il ribelle molto prima di esserlo, però certo per la madre deve essere una sorpresa negativa.Tutte le domeniche venivano in chiesa, la madre e lui. D'amore e d'accordo, una attacata all'altro, più che il contrario. Lei felice di essere lì, lui preciso e al suo posto. Avevo notato che si vedeva la testa vagare in altri lidi.
Per quel poco che posso capire, il cambiamento mi sembra positivo. Anche se non condivido il modo di vestirsi. E'che ho riscontrato che, ad un certo punto della vita, si sente naturalmente il bisogno di mettere una distanza, anche fisica, dai genitori, e soprattutto dalla madre. Alcuni vanno via di casa, altri si rendono inaccettabili alla madre in varie modalità, comprese quelle fisiche. Il problema è che tante madri non riescono ad accettare questo bisogno di distanza.
C'è anche una ragazza, un po'più giovane, che, invece, sembra proprio un maschio. Si veste e si comporta, almeno in parte, come un maschio, persino nel modo con cui abbraccia le altre ragazze. Si vede da come guarda le persone che ha tante domande nella testa, sugli altri e sul suo futuro. Ultimamente mi sembra di aver notato degli accenni di maggiore femminilità. Un giorno, al bar, ho sentito la madre rifersi agli uomini come "maschietti" o "maschietto". Non basta una frase per pensare ad una relazione di causa-effetto, ma fa riflettere.
In uno dei primi seminari di Reiki, assistetti ad una discussione tra madre e figlio. I più dei presenti, si vedeva, simpatizzavano con il figlio. Io, senza dubbio, difendevo la madre criticata duramente dal figlio. Oggi vedo, e forse premetto, il desiderio di queste giovani vite di trovare una loro strada piena nella vita.
PS: la foto è di madre e figlio che lavorano insieme per migliorare la sicurezza stradale. Una storia affascinante
Non avevo immaginato che gli Intercity, che allora erano una cosa un po'seria, superata Ancona ma soprattutto Pescara, diventassero una specie di Interregionali. Non ho ancora capito se fosse per necessità o clientelismo politico. Di certo, mi faceva uno strano effetto vedere quel treno da grande città, su cui avevo poggiato il sedere per qualche centinaio di chilometri (in quel tempo remoto l'igiene dei treni era ancora decente), fermo nella stazioncina di Ostuni.

Comunque ero arrivato. Avevo programmato da un po', chiesto il permesso di Vito (di solito si richiedeva una frequentazione maggiore prima di un intensivo, ma in effetti era passato quasi un anno dal mio primo seminario), verificato di avere le risorse finanziarie (andare in settimana bianca mi sarebbe costato molto di più) e mi ero iscritto. Poi, con trepidazione ed attesa, avevo prenotato il treno. Che mi lasciava, con pochissimi altri, in questo paesino della (per me) remota Puglia.
I viaggiatori spariscono dalle piccole stazioni come l'acqua sulla sabbia. Se sei di fuori, ti ritrovi solo in un momento. Io però mi ero ritrovato sul marciapiede esterno con un'altra persona in attesa. Non fu difficile stabilire che eravamo in attesa dello stesso passaggio per andare allo stesso luogo. Due chiacchiere e poco più.
Rimasi molto colpito dalla sede dell'intensivo, l'agriturismo Lo Spagnulo. Non ho mai chiesto della sua storia, ma ha tutta l'apparenza di una fortezza con tanto di mura, cortili, chiesette (di cui una abbandonata), giardini, campi. C'è qualche edificio più recente, ma si tratta di un luogo veramente bello. La gestione mi ha sempre lasciato perplesso per la poca cura che ho scoperto rivolta indistintamente al luogo, a noi di Arkeon (allora il nome era ancora Reiki) e ai turisti. Parte del personale, specie nei primi anni, era molto gentile, poi vari avvicendemanti hanno peggiorato le cose.
Penso di aver passato le prime ore tra la curiosità di conoscere gli altri, forse una fugace visita al mare (l'unica in tanti anni) e l'esplorazione di alcuni dei luoghi di questo forte. Entrando dalla porta principale, sulla sinistra, c'è una chiesetta. Per arrivarci bisogna aprire un portone, percorrere un corridoio scoperto pieno di piante, tra due alte mura. Dietro le mura, racchiuse da altrettanti muraglioni, ci sono aranceti.
A fianco della porta della chiesa, sulla sinistra, c'è un piccolo passaggio ed una scalinata. Da lì si accede al tetto della chiesa. Di giorno si spazia su un mare di olivi increspati dal vento. Di notte le stelle brillano più che al planetario.
Ero preoccupato? Ero curioso, entusiasta ed anche un po'timido. Poche ore dopo camminavo man nella mano di altre persone fino a poco tempo prima sconosciute e guardavo negli occhi. Incontrai due occhi e un volto che mi colpì moltissimo. Mi piacque tanto che, tanti anni dopo, conto ogni minuto in cui non posso vederlo. Era, ed è, quello di mia moglie.
Non voglio raccontare come funzionava l'intensivo. Di quella prima esperienza, ricordo bene le risate che si facevano durante il Ki training, una specie di ginnastica (molto di più e molto meglio, ma per rendere l'idea) che si faceva la mattina. Risate che riguardavano anche me, non riuscivo a stare in equilibrio in certe posizioni. La classica cosa che in altri contesti mi avrebbe fatto arrabbiare. Ma, lì, l'atmosfera era allegra, sentivo che non c'era nulla di male a non essere perfetto; ci sto mettendo degli anni ad accettare che non lo sarò mai, allora mi bastava sapere che potevo esserlo un po'dopo.
C'era tanto fango, pioveva. C'era mia moglie, ma di questo non parlo, almeno oggi.
Ricordo bene la lotta tra gli uomini, invece. La prima volta non lo vissi in maniera tanto profonda. Ero terrorizzato dall'idea del confronto fisico, pensavo di esserne annientato. Invece, bene o male, tenni il campo, forse anche vinsi un incontro. Era una grande libertà che conquistavo.
Le esperienze, le emozioni erano mille. Però portavo a casa un numero di cellulare ed una promessa.
Avevo anche una discreta fiducia di aver trovato in Arkeon quel sostegno per quella volta sarebbe andata davvero bene. Avevo ragione.
PS: non potevo sapere che c'era qualcuno che già, nell'incognito, da alcuni anni organizzava, raccoglieva senza darne notizia informazioni, senza nessuna critica aperta. Si tratta di chi, da cittadino italiano, mi ha fatto diventare, almeno un po', un semplice plagiato adepto di una setta.
Anche se avessi saputo tutto questo seguito recente, ovviamente non avrei cambiato una virgola delle mie scelte.

Comunque ero arrivato. Avevo programmato da un po', chiesto il permesso di Vito (di solito si richiedeva una frequentazione maggiore prima di un intensivo, ma in effetti era passato quasi un anno dal mio primo seminario), verificato di avere le risorse finanziarie (andare in settimana bianca mi sarebbe costato molto di più) e mi ero iscritto. Poi, con trepidazione ed attesa, avevo prenotato il treno. Che mi lasciava, con pochissimi altri, in questo paesino della (per me) remota Puglia.
I viaggiatori spariscono dalle piccole stazioni come l'acqua sulla sabbia. Se sei di fuori, ti ritrovi solo in un momento. Io però mi ero ritrovato sul marciapiede esterno con un'altra persona in attesa. Non fu difficile stabilire che eravamo in attesa dello stesso passaggio per andare allo stesso luogo. Due chiacchiere e poco più.
Rimasi molto colpito dalla sede dell'intensivo, l'agriturismo Lo Spagnulo. Non ho mai chiesto della sua storia, ma ha tutta l'apparenza di una fortezza con tanto di mura, cortili, chiesette (di cui una abbandonata), giardini, campi. C'è qualche edificio più recente, ma si tratta di un luogo veramente bello. La gestione mi ha sempre lasciato perplesso per la poca cura che ho scoperto rivolta indistintamente al luogo, a noi di Arkeon (allora il nome era ancora Reiki) e ai turisti. Parte del personale, specie nei primi anni, era molto gentile, poi vari avvicendemanti hanno peggiorato le cose.
Penso di aver passato le prime ore tra la curiosità di conoscere gli altri, forse una fugace visita al mare (l'unica in tanti anni) e l'esplorazione di alcuni dei luoghi di questo forte. Entrando dalla porta principale, sulla sinistra, c'è una chiesetta. Per arrivarci bisogna aprire un portone, percorrere un corridoio scoperto pieno di piante, tra due alte mura. Dietro le mura, racchiuse da altrettanti muraglioni, ci sono aranceti.A fianco della porta della chiesa, sulla sinistra, c'è un piccolo passaggio ed una scalinata. Da lì si accede al tetto della chiesa. Di giorno si spazia su un mare di olivi increspati dal vento. Di notte le stelle brillano più che al planetario.
Ero preoccupato? Ero curioso, entusiasta ed anche un po'timido. Poche ore dopo camminavo man nella mano di altre persone fino a poco tempo prima sconosciute e guardavo negli occhi. Incontrai due occhi e un volto che mi colpì moltissimo. Mi piacque tanto che, tanti anni dopo, conto ogni minuto in cui non posso vederlo. Era, ed è, quello di mia moglie.
Non voglio raccontare come funzionava l'intensivo. Di quella prima esperienza, ricordo bene le risate che si facevano durante il Ki training, una specie di ginnastica (molto di più e molto meglio, ma per rendere l'idea) che si faceva la mattina. Risate che riguardavano anche me, non riuscivo a stare in equilibrio in certe posizioni. La classica cosa che in altri contesti mi avrebbe fatto arrabbiare. Ma, lì, l'atmosfera era allegra, sentivo che non c'era nulla di male a non essere perfetto; ci sto mettendo degli anni ad accettare che non lo sarò mai, allora mi bastava sapere che potevo esserlo un po'dopo.
C'era tanto fango, pioveva. C'era mia moglie, ma di questo non parlo, almeno oggi.
Ricordo bene la lotta tra gli uomini, invece. La prima volta non lo vissi in maniera tanto profonda. Ero terrorizzato dall'idea del confronto fisico, pensavo di esserne annientato. Invece, bene o male, tenni il campo, forse anche vinsi un incontro. Era una grande libertà che conquistavo.
Le esperienze, le emozioni erano mille. Però portavo a casa un numero di cellulare ed una promessa.
Avevo anche una discreta fiducia di aver trovato in Arkeon quel sostegno per quella volta sarebbe andata davvero bene. Avevo ragione.
PS: non potevo sapere che c'era qualcuno che già, nell'incognito, da alcuni anni organizzava, raccoglieva senza darne notizia informazioni, senza nessuna critica aperta. Si tratta di chi, da cittadino italiano, mi ha fatto diventare, almeno un po', un semplice plagiato adepto di una setta.
Anche se avessi saputo tutto questo seguito recente, ovviamente non avrei cambiato una virgola delle mie scelte.
Nonostante le successive vicissitudini, pare proprio che i miei genitori fossero innamorati. Come spesso accade, hanno deciso di sposarsi. Dal mio punto di vista, un'ottima scelta.
Così, in un inverno degli anni '70, sono stato concepito. Uno spermatozoo di mio padre è arrivato ad un ovulo di mia madre. Prima degli altri è riuscito ad entrare, due nuclei si sono fusi e, zac, almeno in potenza io c'ero.
Poi le cellule si sono moltiplicate ed un bel giorno ero un embrione bello che pronto. Non conosco le circostanze in cui mia madre si rese conto di aspettarmi. Pare che lei fosse felice immediatamente, mentre mio padre fosse preso un po'alla sprovvista. Comunque, la versione è unanime che i mesi successivi furono particolarmente felici.
Di mio, crescevo e, pian piano, diventavo bambino.
Alla fine è venuto il tempo di nascere. Pare sia stato facile, ma, come in tutti i casi, non sarà stata un'operazione facile nè per la madre nè per il bimbo (anche se quello che si preoccupa di più è il papà).
Immagino di aver avuto freddo e di essere stato spaesato là fuori. Però c'era la solita mamma che avevo conosciuto da dentro, e questo mi deve aver consolato. Poi c'era il latte che era una nuova esperienza piacevole.
Sono passati i mesi, guardavo il mondo dalla carrozzina. Ovviamente non ricordo nulla ma mi diverto ad illudermi che la luce della primavera che mi piace tanto sia il ricordo delle prime passeggiate.
Pare che poco dopo iniziassi a ridere. Mi piaceva molto ridere, a quanto narrano genitori e foto.
Erano gli anni '70, come dicevo, e non me ne accorgevo tanto. Da quel che ho capito, la puericultura non era proprio come quella di oggi. Comunque, mi ricordo le mele grattugiate che non sono ancora passate di moda. Mi sembra che ci fossero meno colori di oggi, meno cose, soprattutto a rivedere certi cappottini da intervento umanitario che invece si compravano con grande soddisfazione. I giochi forse erano meno belli, ma ne avevo tanti, non meno dei bambini di adesso.
Mi ricordo, un po'più grande, l'arrivo dell'altra creatura in famiglia, evento insieme gioioso e sconvolgente per il mio mondo ordinato di genitori e nonni. Ma poi siamo andati prevalentemente d'accordo. Anzi.
Pare che pensassi molto. Di sicuro mi piaceva parlare, parlare e parlare. Leggevo i libri, ma passavo anche le ore a giocare. Le amicizie, di cui ora restano pochi brandelli di ricordo, dovevano essere importanti ed intense, in un mondo che, fino a cinque anni, era in larga parte incomprensibile. Le cose succedevano in un susseguirsi un po'privo di logica. Forse anche perchè ai bambini si dice poco dei piani dei grandi.
Se ripenso alle scuole, materna e media, sembra veramente di parlare dal secolo scorso. Maestre in camicioni neri o, al massimo, verdi o azzurri, abituate ad essere riverite; alunni con grembiuli blu ed alunne in bianco col fiocco. Avevo però dei grandi amici, anche se purtroppo i miei non andavano d'accordo. La famiglia, con tutte le difficoltà ed il litigare, restava unita ed era in qualche modo un orizzonte di speranza e libertà rispetto ad una scuola che proprio libera e gioiosa non era.
Poi ci sono state le medie, meno protettive delle precedenti, ma anche più libere. All'inizio sono andato in confusione; sperimentavo compagnie diverse, diverse da quelle "bene". Poi mi sono messo in riga, ma intanto esplodeva la capacità di leggere, sapere, ragionare e ho incontrato, fortunatamente, amici con cui condividerla. Era l'epoca, siamo negli anni '80, dei primi Commodore, dal VIC20 al 64.
Il mondo scorreva intorno a me, ero certo della protezione offerta dalla mia famiglia. Immagino che il benessere, in quegli anni, era un po'di tutti. Nei viaggi all'estero noi italiani non ci sentivamo da meno. Si iniziava a pensare alle ragazze, prima molto teoricamente, poi più a livello concreto.
Di fondo, mio padre e mia madre non riuscivano a pacificarsi, anche per via del contributo poco positivo dei nonni. Si perdevano un bel pezzo di vita e di crescita dei figli; qualcuno glielo diceva, ma non è facile ascoltare in quei frangenti.
Alle superiori ho voluto fare il bastian contrario. Nuovi compagni, nuovo tutto. Complessivamente, una gran delusione da cui non sono stato capace di uscire, cambiando scuola o ribellandomi allo studio. E'difficilissimo formulare i propri desideri almeno fino a vent'anni. Insegnanti incapaci ed una classe in cui non c'era quanto cercavo. E'rimasta qualche amicizia ed un po'di cose le ho imparate. Ho iniziato a praticare uno sport che mi appassionava e fatto qualche altra esperienza rilevante.
Tra tutti gli insegnanti, troppo presi dai loro problemi, troppo ignoranti o indifferenti, o semplicemente non all'altezza di una classe di adolescenti, qualche figura si è impressa. Un professore mi è rimasto in mente come esempio di rigore e aspirazione al meglio. Me lo insegnava anche mio padre, ma lui ha aggiunto, in un'interrogazione, la sensazione che esiste un meglio rispetto al mediocre. E'morto giovane e mi dispiace molto.
All'università. Mi sono rotolato nell'incertezza per mesi e mesi, tra mille ipotesi e desideri. Sogni. Alla fine, ho scelto bene, ma un po'in ritardo. Ne ho avuto una sede universitaria valida didatticamente, ma noiosa per molti altri versi. Di amicizie, anche se oggi sembrano quasi tutte svaporate, invece, ne ho avute di belle.
Eravamo tutti proiettati verso un domani che ci faceva più paura che entusiasmo. A tanti tornare a casa finiti gli studi sembrava un passo duro ma inevitabile; io non ne avevo alcuna intenzione. Invece, ho studiato ancora. Cercavo quello che mi piaceva, che mi piaceva in teoria, ma anche in pratica. La lotta era all'ultimo sangue perchè doveva piacermi quello che avevo deciso. Non mi ascoltavo tanto.
C'era sempre lo sport, non agonistico, ma per me fonte inesauribile di divertimento. C'era la sfida di imparare e di capire cose nuove (capivo poco, studiavo male, ma in qualche modo me la cavavo).
Poi pian piano ho osato. Ho deciso una strada professionale, quella che volevo, e mi sono trovato su un'altra; ne sono molto felice.
Ma prima di questo ho inziato a fare quello che mi andava. Le famose follie della gioventù. Dal punto di vista lavorativo, un vero disastro. In se stesse, neanche positive, con momenti davvero duri. Uscivo però dalla solitudine rispetto agli altri e anche rispetto a me stesso. Di passo in passo.
Mi sono innamorato, dopo aver avuto relazioni, senza nessuna colpa di alcuni, in cui non c'ero con il cuore. Perchè non c'ero con me stesso.
Una vita frenetica, folle, irresponsabile in cui c'era questa storia. La storia è finita male, anzi malisssimo. Mi sono curato le ferite perchè mi sembrava di aver perso il meglio che potessi avere. Ero stato riamato, ma poi era finita.
Mi scoppiava la testa. Mi parlavo, mi parlavo, mi parlavo. Lentamente sono stato meglio. Prima avevo iniziato a fare della psicoterapia che forse mi ha aiutato, ma mica tanto. Insomma è iniziata una nuova relazione, ero meno preso ma stavo bene.
Poco prima dell'estate, mi si presentò l'occasione di frequentare un corso di un percorso di cui mi avevano parlato in passato. Lo trovai interessante; ne frequentai altri. Ci venne anche mio padre e mi resi conto di quanta distanza c'era stata tra me e lui. Iniziò una riscoperta dell'uomo che mi aveva generato.
Intanto l'altra relazione era finita e incontrai una ragazza, molto carina, timida e ribelle, che mi piacque subito. In tre giorni, decisi che, per parte mia, sarebbe diventata mia moglie.
Fortunatamente anche lei, alla fine, è stata d'accordo.
Così, in un inverno degli anni '70, sono stato concepito. Uno spermatozoo di mio padre è arrivato ad un ovulo di mia madre. Prima degli altri è riuscito ad entrare, due nuclei si sono fusi e, zac, almeno in potenza io c'ero.
Poi le cellule si sono moltiplicate ed un bel giorno ero un embrione bello che pronto. Non conosco le circostanze in cui mia madre si rese conto di aspettarmi. Pare che lei fosse felice immediatamente, mentre mio padre fosse preso un po'alla sprovvista. Comunque, la versione è unanime che i mesi successivi furono particolarmente felici.
Di mio, crescevo e, pian piano, diventavo bambino.
Alla fine è venuto il tempo di nascere. Pare sia stato facile, ma, come in tutti i casi, non sarà stata un'operazione facile nè per la madre nè per il bimbo (anche se quello che si preoccupa di più è il papà).
Immagino di aver avuto freddo e di essere stato spaesato là fuori. Però c'era la solita mamma che avevo conosciuto da dentro, e questo mi deve aver consolato. Poi c'era il latte che era una nuova esperienza piacevole.Sono passati i mesi, guardavo il mondo dalla carrozzina. Ovviamente non ricordo nulla ma mi diverto ad illudermi che la luce della primavera che mi piace tanto sia il ricordo delle prime passeggiate.
Pare che poco dopo iniziassi a ridere. Mi piaceva molto ridere, a quanto narrano genitori e foto.
Erano gli anni '70, come dicevo, e non me ne accorgevo tanto. Da quel che ho capito, la puericultura non era proprio come quella di oggi. Comunque, mi ricordo le mele grattugiate che non sono ancora passate di moda. Mi sembra che ci fossero meno colori di oggi, meno cose, soprattutto a rivedere certi cappottini da intervento umanitario che invece si compravano con grande soddisfazione. I giochi forse erano meno belli, ma ne avevo tanti, non meno dei bambini di adesso.
Mi ricordo, un po'più grande, l'arrivo dell'altra creatura in famiglia, evento insieme gioioso e sconvolgente per il mio mondo ordinato di genitori e nonni. Ma poi siamo andati prevalentemente d'accordo. Anzi.
Pare che pensassi molto. Di sicuro mi piaceva parlare, parlare e parlare. Leggevo i libri, ma passavo anche le ore a giocare. Le amicizie, di cui ora restano pochi brandelli di ricordo, dovevano essere importanti ed intense, in un mondo che, fino a cinque anni, era in larga parte incomprensibile. Le cose succedevano in un susseguirsi un po'privo di logica. Forse anche perchè ai bambini si dice poco dei piani dei grandi.
Se ripenso alle scuole, materna e media, sembra veramente di parlare dal secolo scorso. Maestre in camicioni neri o, al massimo, verdi o azzurri, abituate ad essere riverite; alunni con grembiuli blu ed alunne in bianco col fiocco. Avevo però dei grandi amici, anche se purtroppo i miei non andavano d'accordo. La famiglia, con tutte le difficoltà ed il litigare, restava unita ed era in qualche modo un orizzonte di speranza e libertà rispetto ad una scuola che proprio libera e gioiosa non era.
Poi ci sono state le medie, meno protettive delle precedenti, ma anche più libere. All'inizio sono andato in confusione; sperimentavo compagnie diverse, diverse da quelle "bene". Poi mi sono messo in riga, ma intanto esplodeva la capacità di leggere, sapere, ragionare e ho incontrato, fortunatamente, amici con cui condividerla. Era l'epoca, siamo negli anni '80, dei primi Commodore, dal VIC20 al 64. Il mondo scorreva intorno a me, ero certo della protezione offerta dalla mia famiglia. Immagino che il benessere, in quegli anni, era un po'di tutti. Nei viaggi all'estero noi italiani non ci sentivamo da meno. Si iniziava a pensare alle ragazze, prima molto teoricamente, poi più a livello concreto.
Di fondo, mio padre e mia madre non riuscivano a pacificarsi, anche per via del contributo poco positivo dei nonni. Si perdevano un bel pezzo di vita e di crescita dei figli; qualcuno glielo diceva, ma non è facile ascoltare in quei frangenti.
Alle superiori ho voluto fare il bastian contrario. Nuovi compagni, nuovo tutto. Complessivamente, una gran delusione da cui non sono stato capace di uscire, cambiando scuola o ribellandomi allo studio. E'difficilissimo formulare i propri desideri almeno fino a vent'anni. Insegnanti incapaci ed una classe in cui non c'era quanto cercavo. E'rimasta qualche amicizia ed un po'di cose le ho imparate. Ho iniziato a praticare uno sport che mi appassionava e fatto qualche altra esperienza rilevante.
Tra tutti gli insegnanti, troppo presi dai loro problemi, troppo ignoranti o indifferenti, o semplicemente non all'altezza di una classe di adolescenti, qualche figura si è impressa. Un professore mi è rimasto in mente come esempio di rigore e aspirazione al meglio. Me lo insegnava anche mio padre, ma lui ha aggiunto, in un'interrogazione, la sensazione che esiste un meglio rispetto al mediocre. E'morto giovane e mi dispiace molto.
All'università. Mi sono rotolato nell'incertezza per mesi e mesi, tra mille ipotesi e desideri. Sogni. Alla fine, ho scelto bene, ma un po'in ritardo. Ne ho avuto una sede universitaria valida didatticamente, ma noiosa per molti altri versi. Di amicizie, anche se oggi sembrano quasi tutte svaporate, invece, ne ho avute di belle.
Eravamo tutti proiettati verso un domani che ci faceva più paura che entusiasmo. A tanti tornare a casa finiti gli studi sembrava un passo duro ma inevitabile; io non ne avevo alcuna intenzione. Invece, ho studiato ancora. Cercavo quello che mi piaceva, che mi piaceva in teoria, ma anche in pratica. La lotta era all'ultimo sangue perchè doveva piacermi quello che avevo deciso. Non mi ascoltavo tanto.
C'era sempre lo sport, non agonistico, ma per me fonte inesauribile di divertimento. C'era la sfida di imparare e di capire cose nuove (capivo poco, studiavo male, ma in qualche modo me la cavavo).
Poi pian piano ho osato. Ho deciso una strada professionale, quella che volevo, e mi sono trovato su un'altra; ne sono molto felice.
Ma prima di questo ho inziato a fare quello che mi andava. Le famose follie della gioventù. Dal punto di vista lavorativo, un vero disastro. In se stesse, neanche positive, con momenti davvero duri. Uscivo però dalla solitudine rispetto agli altri e anche rispetto a me stesso. Di passo in passo.
Mi sono innamorato, dopo aver avuto relazioni, senza nessuna colpa di alcuni, in cui non c'ero con il cuore. Perchè non c'ero con me stesso.
Una vita frenetica, folle, irresponsabile in cui c'era questa storia. La storia è finita male, anzi malisssimo. Mi sono curato le ferite perchè mi sembrava di aver perso il meglio che potessi avere. Ero stato riamato, ma poi era finita.Mi scoppiava la testa. Mi parlavo, mi parlavo, mi parlavo. Lentamente sono stato meglio. Prima avevo iniziato a fare della psicoterapia che forse mi ha aiutato, ma mica tanto. Insomma è iniziata una nuova relazione, ero meno preso ma stavo bene.
Poco prima dell'estate, mi si presentò l'occasione di frequentare un corso di un percorso di cui mi avevano parlato in passato. Lo trovai interessante; ne frequentai altri. Ci venne anche mio padre e mi resi conto di quanta distanza c'era stata tra me e lui. Iniziò una riscoperta dell'uomo che mi aveva generato.
Intanto l'altra relazione era finita e incontrai una ragazza, molto carina, timida e ribelle, che mi piacque subito. In tre giorni, decisi che, per parte mia, sarebbe diventata mia moglie.
Fortunatamente anche lei, alla fine, è stata d'accordo.
