L'accoglienza. Affettuosa ma senza interessi in gioco. Questo ho sperimentato nel primo seminario, insieme a forme nuove di stare insieme, fino ad allora del tutto sconosciute. Guardarsi negli occhi, darsi le mani, sedersi in cerchio e raccontare la propria storia, qualche persona che arrivava a commuoversi, i trattamenti.
Tutte queste persone, come me, alla ricerca di qualcosa di meglio, di risposte a tante domande, senza cinismo o presunzione.
Non è che abbia trovato tante risposte in quel primo seminario, ma, dopo tanto tempo, sperimantavo un ambiente sinceramente interessato alle vicende di ognuno e privo di preconcetti od obiettivi per il mio futuro. Anzi, non mi veniva neppure chiesto qual'era il mio obiettivo. C'era tutto il tempo di parlarne per capirlo.
Di sicuro ne uscii entusiasta. A distanza di tanti anni, ricordo la felicità per tutte le cose sentite, per questa comunità che finalmente si interessava delle cose che interessavano a me. Cioè, in qualche modo, il senso della mia vita, il senso delle nostre vite.
Del maestro, titolo tipico del Reiki, avevo un'impressione favorevole, ma anche di grande distanza. Non mancavo di notare la sua attenzione per tutti, ma ci rimasi male quando, in conclusione, di me disse assai poco.
Ma avevo molta voglia di tornare a vedere la prossima puntata.
Guardando retrospettivamente, alla luce di quanto criticato in questi due ultimi anni, riconosco di non esserci andato con tutte le armi del razionalista cinico. Ho visto altri entrare con quell'atteggiamento ed uscirne con opinioni positive o negative. Io non volevo sbugiardare nessuno, nè dotarmi di una tecnica magica, tantomeno curare gli altri o me stesso.
Per come la vedo oggi, cercavo un ambiente accogliente, dove si potesse parlare e fermarsi, anche attraverso i trattamenti, ad ascoltarsi, ed una guida sufficientemente saggia. Non mi interessava che fossero tecniche collaudate o meno (non avevo in mente nessun risultato, peraltro), sapevo che non volevo nessun saccente che sapeva già le mie risposte o che era troppo saggio per confrontarsi con gli altri. Che avesse la speranza di un domani felice, e me ne mostrasse anche sprazzi, sì.
E questo, mi sembrò e mi sembra, l'avevo pienamento trovato.
Tutte queste persone, come me, alla ricerca di qualcosa di meglio, di risposte a tante domande, senza cinismo o presunzione.
Non è che abbia trovato tante risposte in quel primo seminario, ma, dopo tanto tempo, sperimantavo un ambiente sinceramente interessato alle vicende di ognuno e privo di preconcetti od obiettivi per il mio futuro. Anzi, non mi veniva neppure chiesto qual'era il mio obiettivo. C'era tutto il tempo di parlarne per capirlo.
Di sicuro ne uscii entusiasta. A distanza di tanti anni, ricordo la felicità per tutte le cose sentite, per questa comunità che finalmente si interessava delle cose che interessavano a me. Cioè, in qualche modo, il senso della mia vita, il senso delle nostre vite.
Del maestro, titolo tipico del Reiki, avevo un'impressione favorevole, ma anche di grande distanza. Non mancavo di notare la sua attenzione per tutti, ma ci rimasi male quando, in conclusione, di me disse assai poco.
Ma avevo molta voglia di tornare a vedere la prossima puntata.
Guardando retrospettivamente, alla luce di quanto criticato in questi due ultimi anni, riconosco di non esserci andato con tutte le armi del razionalista cinico. Ho visto altri entrare con quell'atteggiamento ed uscirne con opinioni positive o negative. Io non volevo sbugiardare nessuno, nè dotarmi di una tecnica magica, tantomeno curare gli altri o me stesso.
Per come la vedo oggi, cercavo un ambiente accogliente, dove si potesse parlare e fermarsi, anche attraverso i trattamenti, ad ascoltarsi, ed una guida sufficientemente saggia. Non mi interessava che fossero tecniche collaudate o meno (non avevo in mente nessun risultato, peraltro), sapevo che non volevo nessun saccente che sapeva già le mie risposte o che era troppo saggio per confrontarsi con gli altri. Che avesse la speranza di un domani felice, e me ne mostrasse anche sprazzi, sì.
E questo, mi sembrò e mi sembra, l'avevo pienamento trovato.
Giacomo Leopardi pensava migliore il sabato della domenica, meglio l'attesa della realtà. Un modo di pensare che mi è sempre stato antipatico.
In realtà, per me non è stato così, il giorno del matrimonio è stato molto meglio della sua preparazione. Ci siamo divertiti a prepararlo, moltissimo nel giorno stesso e tanto in viaggio di nozze.
Dopo è venuto il primo figlio, una gioia diversa, e forse ancora più grande. Intanto la vita è diventata più concreta, la necessità di portare a casa il pane, insieme al desiderio di realizzarci sul piano professionale. Più dura del previsto, ma in fondo era quello che chiedevo.
Nuovi orizzonti, di responsabilità, nuove sfide, da esplorare e vincere.
Non ho iniziato questo blog, però, per raccontare la mia vita. Non so se avrò mai voglia di occupare il tempo di qualcun'altro con cose che forse solo pochi intimi possono davvero capire di me.
Scrivo perché, mentre cerco di far scorrere la mia vita, mentre combattevo le mie sfide quotidiane, non diverse da quelle di tanti altri che si trovano oggi nella mia fascia di età, qualcun altro aveva deciso che il gruppo in cui avevo trovato sostegno era una SETTA, e quindi, senza che io lo sapessi o pensassi o volessi, io un adepto. Fa sempre uno strano effetto quando qualcuno decide cosa sei (soprattutto se si sbaglia).
Questo qualcuno non era e non è interessato a migliorare il gruppo o ad evitare comportamenti scorretti; aveva semplicemente deciso che questo gruppo doveva essere cancellato nell'ignominia.
Non solo. Ha anche di fatto deciso che io, come centinaia di altri italiani, se non disconoscevamo questo gruppo, eravamo dei plagiati, dei cittadini di serie B.
La mia vita era ed è molto di più dell'appartenenza al gruppo che si chiamava Arkeon.
Quello che fa parte di me, o almeno lotto perché siano bussole nella mia vita, è l'onestà, il rispetto della verità, la libertà, la gratitutidine e l'amicizia.
Posso lasciar perdere Arkeon, ma non posso accettare la falsità, la menzogna, l'oppressione della libertà di espressione e così via. Se qualcuno ha sofferto a causa di Arkeon, mi dispiace. Se sono stati commessi davvero dei reati, chi li ha commessi deve pagare. Non accetto però la costruzione di un gigantesco falso mediatico ai danni di chi questo percorso l'ha messo insieme, di chi l'ha frequentato e sostenuto con cuore e di chi ne potrebbe in futuro trarre beneficio.
Pensavo che i media, soprattutto i giornali, in Italia avessero un minimo costante di attenzione al loro lavoro. Ho scoperto che non è così. Ma ho anche scoperto che continuo a credere che nell'Italia del XXI secolo alla fine la verità può emergere.
Perché questo accada, di seguito, racconto la mia storia rispetto all'esperienza ormai conclusa di Arkeon, sperando anche che questo serva, in futuro, ad evitare nuove simili "crociate".
In realtà, per me non è stato così, il giorno del matrimonio è stato molto meglio della sua preparazione. Ci siamo divertiti a prepararlo, moltissimo nel giorno stesso e tanto in viaggio di nozze.Dopo è venuto il primo figlio, una gioia diversa, e forse ancora più grande. Intanto la vita è diventata più concreta, la necessità di portare a casa il pane, insieme al desiderio di realizzarci sul piano professionale. Più dura del previsto, ma in fondo era quello che chiedevo.
Nuovi orizzonti, di responsabilità, nuove sfide, da esplorare e vincere.
Non ho iniziato questo blog, però, per raccontare la mia vita. Non so se avrò mai voglia di occupare il tempo di qualcun'altro con cose che forse solo pochi intimi possono davvero capire di me.
Scrivo perché, mentre cerco di far scorrere la mia vita, mentre combattevo le mie sfide quotidiane, non diverse da quelle di tanti altri che si trovano oggi nella mia fascia di età, qualcun altro aveva deciso che il gruppo in cui avevo trovato sostegno era una SETTA, e quindi, senza che io lo sapessi o pensassi o volessi, io un adepto. Fa sempre uno strano effetto quando qualcuno decide cosa sei (soprattutto se si sbaglia).
Questo qualcuno non era e non è interessato a migliorare il gruppo o ad evitare comportamenti scorretti; aveva semplicemente deciso che questo gruppo doveva essere cancellato nell'ignominia.
Non solo. Ha anche di fatto deciso che io, come centinaia di altri italiani, se non disconoscevamo questo gruppo, eravamo dei plagiati, dei cittadini di serie B.
La mia vita era ed è molto di più dell'appartenenza al gruppo che si chiamava Arkeon.
Quello che fa parte di me, o almeno lotto perché siano bussole nella mia vita, è l'onestà, il rispetto della verità, la libertà, la gratitutidine e l'amicizia.
Posso lasciar perdere Arkeon, ma non posso accettare la falsità, la menzogna, l'oppressione della libertà di espressione e così via. Se qualcuno ha sofferto a causa di Arkeon, mi dispiace. Se sono stati commessi davvero dei reati, chi li ha commessi deve pagare. Non accetto però la costruzione di un gigantesco falso mediatico ai danni di chi questo percorso l'ha messo insieme, di chi l'ha frequentato e sostenuto con cuore e di chi ne potrebbe in futuro trarre beneficio.
Pensavo che i media, soprattutto i giornali, in Italia avessero un minimo costante di attenzione al loro lavoro. Ho scoperto che non è così. Ma ho anche scoperto che continuo a credere che nell'Italia del XXI secolo alla fine la verità può emergere.
Perché questo accada, di seguito, racconto la mia storia rispetto all'esperienza ormai conclusa di Arkeon, sperando anche che questo serva, in futuro, ad evitare nuove simili "crociate".
