- Quando ti ho visto qualche giorno fa - dice a lei l'ex-fidanzato -c'era come un alone intorno a te...- e le propone di ritornare insieme. Ma non avrebbe senso perché quell'alone, quella magia non appartiene a lei e non può darla a nessuno. Può essere solo dei due innamorati che la generano.
Torno a questo per un film sciocco e carino che abbiamo visto ieri sera - il film è "Notte brava a Las Vegas" - ma anche perché in questi giorni ripenso ad Arkeon. Non troverete un filo di amore, di quell'alone, di quella "magia" nei siti di chi opera per distruggere ogni traccia di quel percorso. In Arkeon, invece, nasceva l'amore, c'erano sempre coppie con quell'alone che riempivano di gioia tutti i presenti. Chi ha distrutto Arkeon e ora cerca di infagarne o anzi cancellarne la memoria, ha colpito anche l'innocenza di chi aveva colto l'amore nei cerchi. Non credo che possa cancellarlo o minarlo o ridurlo, ma ha insegnato a tanti a guardarsi le spalle e a riconoscere che c'è chi è disposto a tutto per distruggere l'amore e la bellezza altrui. Perchè quell'alone rende belli come mai.
- Questi due hanno un sacco di problemi. Molti problemi profondamente destabilizzanti sui quali come individui devono lavorare seriamente. Seriamente. Ma, insieme, secondo la mia modesta opinione, sono perfetti l'uno per l'altra. Un rapporto vero. Chi l'avrebbe mai detto - dichiara la psicologa che ha avuto la coppia in terapia.
Anche questo è normale, esperienza normale, di tutti. Era anche l'esperienza dei cerchi di Arkeon, l'esperienza dei miracoli dell'amore. Ma non lo troverete da certi professionisti. Non la troverete. Troverete solo che lui, o lei, sono un problema che deve essere mediato da una persona specializzato. L'amore non è la forza, è banalità.
- E così Jack ha costruito un mobile - dice il padre al figlio che non aveva mai combinato nulla: figlio di falegname aveva sempre fatto mobili storti, se li aveva finiti - l'ha finito-
- Ok, papà - dice il figlio - cosa c'è che non va?-
- Niente. Bello. Veramente bello. Sono fiero di te-
- Grazie-
- Però...-
- E ti pareva....-
- Hai toppato alla grande su quella ragazza -
-è stato uno sbaglio enorme e stupido papà, tutto il matrimonio era una balla!-
- Il matrimonio sarà stato un errore, ma non era una balla. Chiunque abbia passato del tempo con voi due ultimamente ve lo può confermare. Quindi perché non la smetti di pensare con il culo e non fai qualcosa in proposito?-
Così con questa "benedizione" paterna, il figlio, che solo grazie all'amore ha potuto fare il lavoro del padre (prima senza l'amore era bloccato, non aveva accesso a quello che tecnicamente senza dubbio sapeva fare fin da ragazzino) parte per riprendersi la sua donna. Che nel frattempo aveva ritrovato se stessa. L'amore che avevano realmente toccato, anche sotto l'ebrezza dell'alcool, nelle follie di Las Vegas e che avevano davvero scelto, salvo poi fare troppo paura, trionfa. Ma è stata dura, come lo è per ogni amore vero, che combattiamo con ogni nostra forza (e non credo che le tecniche usate da Jack del film siano poi così rare, almeno per quanto mi riguarda). Però c'è la mano del padre, che sa di non potere il miracolo che solo l'amore può fare, ma sa anche indicare la strada. Ed il figlio è pronto.
Nulla di straordinario. Naturalmente. Il solito film americano. Sicuramente i monopolisti dell'interiorità sanno fare discorsi molto più sofisticati. Nulla di straordinario. Banale. In Arkeon non ho trovato molto di più.
Ma vale una vita.
Aggiungo una parte di finale, dedicandola alla donna di cui sono innamorato.
. Senti, te lo voglio dire -
- Quando eravamo sposati, sono stato orribile. Malato. Tutto sbagliato. Ed è stato il periodo più bello della mia vita. Tu hai scommesso su di me, Joy...e io voglio accettare questa scommessa-

Torno a questo per un film sciocco e carino che abbiamo visto ieri sera - il film è "Notte brava a Las Vegas" - ma anche perché in questi giorni ripenso ad Arkeon. Non troverete un filo di amore, di quell'alone, di quella "magia" nei siti di chi opera per distruggere ogni traccia di quel percorso. In Arkeon, invece, nasceva l'amore, c'erano sempre coppie con quell'alone che riempivano di gioia tutti i presenti. Chi ha distrutto Arkeon e ora cerca di infagarne o anzi cancellarne la memoria, ha colpito anche l'innocenza di chi aveva colto l'amore nei cerchi. Non credo che possa cancellarlo o minarlo o ridurlo, ma ha insegnato a tanti a guardarsi le spalle e a riconoscere che c'è chi è disposto a tutto per distruggere l'amore e la bellezza altrui. Perchè quell'alone rende belli come mai.
- Questi due hanno un sacco di problemi. Molti problemi profondamente destabilizzanti sui quali come individui devono lavorare seriamente. Seriamente. Ma, insieme, secondo la mia modesta opinione, sono perfetti l'uno per l'altra. Un rapporto vero. Chi l'avrebbe mai detto - dichiara la psicologa che ha avuto la coppia in terapia.
Anche questo è normale, esperienza normale, di tutti. Era anche l'esperienza dei cerchi di Arkeon, l'esperienza dei miracoli dell'amore. Ma non lo troverete da certi professionisti. Non la troverete. Troverete solo che lui, o lei, sono un problema che deve essere mediato da una persona specializzato. L'amore non è la forza, è banalità.
- E così Jack ha costruito un mobile - dice il padre al figlio che non aveva mai combinato nulla: figlio di falegname aveva sempre fatto mobili storti, se li aveva finiti - l'ha finito-
- Ok, papà - dice il figlio - cosa c'è che non va?-
- Niente. Bello. Veramente bello. Sono fiero di te-
- Grazie-
- Però...-
- E ti pareva....-
- Hai toppato alla grande su quella ragazza -
-è stato uno sbaglio enorme e stupido papà, tutto il matrimonio era una balla!-
- Il matrimonio sarà stato un errore, ma non era una balla. Chiunque abbia passato del tempo con voi due ultimamente ve lo può confermare. Quindi perché non la smetti di pensare con il culo e non fai qualcosa in proposito?-
Così con questa "benedizione" paterna, il figlio, che solo grazie all'amore ha potuto fare il lavoro del padre (prima senza l'amore era bloccato, non aveva accesso a quello che tecnicamente senza dubbio sapeva fare fin da ragazzino) parte per riprendersi la sua donna. Che nel frattempo aveva ritrovato se stessa. L'amore che avevano realmente toccato, anche sotto l'ebrezza dell'alcool, nelle follie di Las Vegas e che avevano davvero scelto, salvo poi fare troppo paura, trionfa. Ma è stata dura, come lo è per ogni amore vero, che combattiamo con ogni nostra forza (e non credo che le tecniche usate da Jack del film siano poi così rare, almeno per quanto mi riguarda). Però c'è la mano del padre, che sa di non potere il miracolo che solo l'amore può fare, ma sa anche indicare la strada. Ed il figlio è pronto.
Nulla di straordinario. Naturalmente. Il solito film americano. Sicuramente i monopolisti dell'interiorità sanno fare discorsi molto più sofisticati. Nulla di straordinario. Banale. In Arkeon non ho trovato molto di più.
Ma vale una vita.
Aggiungo una parte di finale, dedicandola alla donna di cui sono innamorato.
. Senti, te lo voglio dire -
- Quando eravamo sposati, sono stato orribile. Malato. Tutto sbagliato. Ed è stato il periodo più bello della mia vita. Tu hai scommesso su di me, Joy...e io voglio accettare questa scommessa-

Un bicchiere di vetro appena uscito dalla lavastoviglie. Così pulito e trasparente. Brilla. Basta un colpo distratto della mano per farlo cadere in mille pezzi.La verìtà mi è sembrata di granito, o meglio di solido cristallo, per tanto tempo. Non è diventata più opaca con gli anni, ho solo capito che spesso è il risultato provvisorio di una ricerca, che impegna quanto ho dentro di me tanto quanto impegna l'attenzione verso quello che succede intorno.
Quando ho scoperto, grazie alla vita di coppia, che a volte non ero in grado di percepire come stavano le cose, tanto era grande il mio pregiudizio oppure il mio partito preso oppure il mio bisogno di avere ragione comunque, ne sono rimasto sconcertato. Ancora di più, quando i riferimenti esterni sono saltati, tutti insieme, e ho dovuto cercare qual'era la mia verità, nonostante gli altri. Sapendo, per comprovata esperienza, di poter sbagliare di grosso.
Negli ultimi mesi ho assistito ad un grosso movimento mediatico in cui uno degli aspetti salienti era il tentativo di imporre a tutti un'unica versione della "verità". Sicuramente, a mio modo di vedere e tra gli altri, c'era l'obiettivo di nuocere ad alcune persone, di spingerle nella solitudine e nello sconforto. C'era però anche il profondo obiettivo di passare alla collettività un'unica verità perchè si riflettesse sugli interessati come conferma della propria verità, della proria ragione.
Non nego minimamente la necessità di un riscontro esterno per scoprire la propria verità. Anzi.
Accetto però che nella mia vita di uomo, padre e marito la verità sia sempre una ricerca provvisoria, tra dentro e fuori di me. Per fortuna.
Oggi largheggio in post (tra poco vedrete). Ho trovato un bellissimo video sulla relazione padre-figlio, che mi ha commosso, sul blog, bellissimo, di Baraka. Mi mette sempre un po'in difficoltà il discorso della morte, ma ne parlo un'altra volta. Volevo solo segnalarlo subito.
Mio padre non va in Chiesa, ci è sempre andato poco, ma, tutto sommato, è sempre stato credente. Mia madre si è posta il problema, risolvendolo con l'andare in Chiesa per un certo periodo, ma non ho capito tuttora se ci creda o no (in Dio, prima che nella Chiesa, voglio dire). Di conseguenza, ho ricavato la mia educazione religiosa un po'di qua ed un po'di là. Le nonne mi hanno insegnato le preghierine, i nonni che in Chiesa comunque ci si va.
Sarei uno sciocco se non dicessi che è stato mio padre a darmi il senso della commozione davanti alle meraviglie del creato e anche un grande senso di rispetto per la religione. Mi ha risparmiato quella sciocca irridenza che è solo una perdita di tempo.
Però, indubbiamente, il catechismo non l'ho imparato in casa. Sono stato, e sono ancora, un entusiasta, con la conseguenza che, scoperto il cristianesimo, davo per scontato che quello dovesse essere anche il cardine del "secolo". A stemperare questa fase, tra gli 8 e i 12 anni, ci hanno pensato sacerdoti e catechisti, convicendomi che se la fede doveva passare da loro, l'ateismo diventava sicuramente un'opzione attraente.
A quei catechisti non mancava solo la capacità di entusiasmare, ascoltare, accogliere, trasmettere un qualche fuoco ma anche quegli spunti intelligenti e di cuore che un adolescente, con il cervello a tremila ma tanto bisogno di accettazione, avrebbe colto al volo. Non che fossero cattive persone, non facevamo davvero l'uno per l'altro. Ricordo certe ore di riunione a far finta di cantare (nessuno cantava, ma bisognava provare) che allora come oggi era una frustrazione di ogni voglia e desiderio.
Ne è uscita una religiosità, sicuramente cattolica, più di cuore che di testa, a volte molto sincera, a volte un po'insofferente, a volte un po'incredula. Con questo bagaglio ho incontrato alcune persone che sono molto più religiose e fiduciose nella provvidenza di me. Mi sono sentito spesso, forse a ragione, inferiore rispetto a queste persone ed anche con un senso di "dovrei essere così anche io".
Ho la vaga impressione che, se la vita mi andrà bene, alla fine resterà fondamentalmente la ricerca di Dio, quando tutto il resto è stato vissuto. Ma, allo stesso tempo, non riesco a pacificarmi che non si muove foglia che Dio non voglia. Mi sembra una scelta che ti porta, alla fine, ad una grande durezza di cuore o almeno indifferenza. Non riesco a pacificarmi neppure che scelgo e decido sulla base di manifestazioni "che Dio lo vuole".
Oggi pensavo che c'è qualcosa di più e di sbagliato in quel ragionamento. Penso che chiedere a Dio di prendersi la responsabilità delle proprie scelte, di mostare cosa è giusto e cosa è sbagliato, di determinare tutto quello che accade è anche « Non tenterai il Signore Dio tuo » (Dt 6,16)
Sarei uno sciocco se non dicessi che è stato mio padre a darmi il senso della commozione davanti alle meraviglie del creato e anche un grande senso di rispetto per la religione. Mi ha risparmiato quella sciocca irridenza che è solo una perdita di tempo.
Però, indubbiamente, il catechismo non l'ho imparato in casa. Sono stato, e sono ancora, un entusiasta, con la conseguenza che, scoperto il cristianesimo, davo per scontato che quello dovesse essere anche il cardine del "secolo". A stemperare questa fase, tra gli 8 e i 12 anni, ci hanno pensato sacerdoti e catechisti, convicendomi che se la fede doveva passare da loro, l'ateismo diventava sicuramente un'opzione attraente.
A quei catechisti non mancava solo la capacità di entusiasmare, ascoltare, accogliere, trasmettere un qualche fuoco ma anche quegli spunti intelligenti e di cuore che un adolescente, con il cervello a tremila ma tanto bisogno di accettazione, avrebbe colto al volo. Non che fossero cattive persone, non facevamo davvero l'uno per l'altro. Ricordo certe ore di riunione a far finta di cantare (nessuno cantava, ma bisognava provare) che allora come oggi era una frustrazione di ogni voglia e desiderio.
Ne è uscita una religiosità, sicuramente cattolica, più di cuore che di testa, a volte molto sincera, a volte un po'insofferente, a volte un po'incredula. Con questo bagaglio ho incontrato alcune persone che sono molto più religiose e fiduciose nella provvidenza di me. Mi sono sentito spesso, forse a ragione, inferiore rispetto a queste persone ed anche con un senso di "dovrei essere così anche io".Ho la vaga impressione che, se la vita mi andrà bene, alla fine resterà fondamentalmente la ricerca di Dio, quando tutto il resto è stato vissuto. Ma, allo stesso tempo, non riesco a pacificarmi che non si muove foglia che Dio non voglia. Mi sembra una scelta che ti porta, alla fine, ad una grande durezza di cuore o almeno indifferenza. Non riesco a pacificarmi neppure che scelgo e decido sulla base di manifestazioni "che Dio lo vuole".
Oggi pensavo che c'è qualcosa di più e di sbagliato in quel ragionamento. Penso che chiedere a Dio di prendersi la responsabilità delle proprie scelte, di mostare cosa è giusto e cosa è sbagliato, di determinare tutto quello che accade è anche « Non tenterai il Signore Dio tuo » (Dt 6,16)
