- Quando ti ho visto qualche giorno fa - dice a lei l'ex-fidanzato -c'era come un alone intorno a te...- e le propone di ritornare insieme. Ma non avrebbe senso perché quell'alone, quella magia non appartiene a lei e non può darla a nessuno. Può essere solo dei due innamorati che la generano.
Torno a questo per un film sciocco e carino che abbiamo visto ieri sera - il film è "Notte brava a Las Vegas" - ma anche perché in questi giorni ripenso ad Arkeon. Non troverete un filo di amore, di quell'alone, di quella "magia" nei siti di chi opera per distruggere ogni traccia di quel percorso. In Arkeon, invece, nasceva l'amore, c'erano sempre coppie con quell'alone che riempivano di gioia tutti i presenti. Chi ha distrutto Arkeon e ora cerca di infagarne o anzi cancellarne la memoria, ha colpito anche l'innocenza di chi aveva colto l'amore nei cerchi. Non credo che possa cancellarlo o minarlo o ridurlo, ma ha insegnato a tanti a guardarsi le spalle e a riconoscere che c'è chi è disposto a tutto per distruggere l'amore e la bellezza altrui. Perchè quell'alone rende belli come mai.
- Questi due hanno un sacco di problemi. Molti problemi profondamente destabilizzanti sui quali come individui devono lavorare seriamente. Seriamente. Ma, insieme, secondo la mia modesta opinione, sono perfetti l'uno per l'altra. Un rapporto vero. Chi l'avrebbe mai detto - dichiara la psicologa che ha avuto la coppia in terapia.
Anche questo è normale, esperienza normale, di tutti. Era anche l'esperienza dei cerchi di Arkeon, l'esperienza dei miracoli dell'amore. Ma non lo troverete da certi professionisti. Non la troverete. Troverete solo che lui, o lei, sono un problema che deve essere mediato da una persona specializzato. L'amore non è la forza, è banalità.
- E così Jack ha costruito un mobile - dice il padre al figlio che non aveva mai combinato nulla: figlio di falegname aveva sempre fatto mobili storti, se li aveva finiti - l'ha finito-
- Ok, papà - dice il figlio - cosa c'è che non va?-
- Niente. Bello. Veramente bello. Sono fiero di te-
- Grazie-
- Però...-
- E ti pareva....-
- Hai toppato alla grande su quella ragazza -
-è stato uno sbaglio enorme e stupido papà, tutto il matrimonio era una balla!-
- Il matrimonio sarà stato un errore, ma non era una balla. Chiunque abbia passato del tempo con voi due ultimamente ve lo può confermare. Quindi perché non la smetti di pensare con il culo e non fai qualcosa in proposito?-
Così con questa "benedizione" paterna, il figlio, che solo grazie all'amore ha potuto fare il lavoro del padre (prima senza l'amore era bloccato, non aveva accesso a quello che tecnicamente senza dubbio sapeva fare fin da ragazzino) parte per riprendersi la sua donna. Che nel frattempo aveva ritrovato se stessa. L'amore che avevano realmente toccato, anche sotto l'ebrezza dell'alcool, nelle follie di Las Vegas e che avevano davvero scelto, salvo poi fare troppo paura, trionfa. Ma è stata dura, come lo è per ogni amore vero, che combattiamo con ogni nostra forza (e non credo che le tecniche usate da Jack del film siano poi così rare, almeno per quanto mi riguarda). Però c'è la mano del padre, che sa di non potere il miracolo che solo l'amore può fare, ma sa anche indicare la strada. Ed il figlio è pronto.
Nulla di straordinario. Naturalmente. Il solito film americano. Sicuramente i monopolisti dell'interiorità sanno fare discorsi molto più sofisticati. Nulla di straordinario. Banale. In Arkeon non ho trovato molto di più.
Ma vale una vita.
Aggiungo una parte di finale, dedicandola alla donna di cui sono innamorato.
. Senti, te lo voglio dire -
- Quando eravamo sposati, sono stato orribile. Malato. Tutto sbagliato. Ed è stato il periodo più bello della mia vita. Tu hai scommesso su di me, Joy...e io voglio accettare questa scommessa-

Torno a questo per un film sciocco e carino che abbiamo visto ieri sera - il film è "Notte brava a Las Vegas" - ma anche perché in questi giorni ripenso ad Arkeon. Non troverete un filo di amore, di quell'alone, di quella "magia" nei siti di chi opera per distruggere ogni traccia di quel percorso. In Arkeon, invece, nasceva l'amore, c'erano sempre coppie con quell'alone che riempivano di gioia tutti i presenti. Chi ha distrutto Arkeon e ora cerca di infagarne o anzi cancellarne la memoria, ha colpito anche l'innocenza di chi aveva colto l'amore nei cerchi. Non credo che possa cancellarlo o minarlo o ridurlo, ma ha insegnato a tanti a guardarsi le spalle e a riconoscere che c'è chi è disposto a tutto per distruggere l'amore e la bellezza altrui. Perchè quell'alone rende belli come mai.
- Questi due hanno un sacco di problemi. Molti problemi profondamente destabilizzanti sui quali come individui devono lavorare seriamente. Seriamente. Ma, insieme, secondo la mia modesta opinione, sono perfetti l'uno per l'altra. Un rapporto vero. Chi l'avrebbe mai detto - dichiara la psicologa che ha avuto la coppia in terapia.
Anche questo è normale, esperienza normale, di tutti. Era anche l'esperienza dei cerchi di Arkeon, l'esperienza dei miracoli dell'amore. Ma non lo troverete da certi professionisti. Non la troverete. Troverete solo che lui, o lei, sono un problema che deve essere mediato da una persona specializzato. L'amore non è la forza, è banalità.
- E così Jack ha costruito un mobile - dice il padre al figlio che non aveva mai combinato nulla: figlio di falegname aveva sempre fatto mobili storti, se li aveva finiti - l'ha finito-
- Ok, papà - dice il figlio - cosa c'è che non va?-
- Niente. Bello. Veramente bello. Sono fiero di te-
- Grazie-
- Però...-
- E ti pareva....-
- Hai toppato alla grande su quella ragazza -
-è stato uno sbaglio enorme e stupido papà, tutto il matrimonio era una balla!-
- Il matrimonio sarà stato un errore, ma non era una balla. Chiunque abbia passato del tempo con voi due ultimamente ve lo può confermare. Quindi perché non la smetti di pensare con il culo e non fai qualcosa in proposito?-
Così con questa "benedizione" paterna, il figlio, che solo grazie all'amore ha potuto fare il lavoro del padre (prima senza l'amore era bloccato, non aveva accesso a quello che tecnicamente senza dubbio sapeva fare fin da ragazzino) parte per riprendersi la sua donna. Che nel frattempo aveva ritrovato se stessa. L'amore che avevano realmente toccato, anche sotto l'ebrezza dell'alcool, nelle follie di Las Vegas e che avevano davvero scelto, salvo poi fare troppo paura, trionfa. Ma è stata dura, come lo è per ogni amore vero, che combattiamo con ogni nostra forza (e non credo che le tecniche usate da Jack del film siano poi così rare, almeno per quanto mi riguarda). Però c'è la mano del padre, che sa di non potere il miracolo che solo l'amore può fare, ma sa anche indicare la strada. Ed il figlio è pronto.
Nulla di straordinario. Naturalmente. Il solito film americano. Sicuramente i monopolisti dell'interiorità sanno fare discorsi molto più sofisticati. Nulla di straordinario. Banale. In Arkeon non ho trovato molto di più.
Ma vale una vita.
Aggiungo una parte di finale, dedicandola alla donna di cui sono innamorato.
. Senti, te lo voglio dire -
- Quando eravamo sposati, sono stato orribile. Malato. Tutto sbagliato. Ed è stato il periodo più bello della mia vita. Tu hai scommesso su di me, Joy...e io voglio accettare questa scommessa-

Anche la radio nazionale si è accodata alla moda di Halloween, portandoci (da bambino non c'era) in pochi anni una festa consumistico-pagana che non mi piace. Mi piace e mi emoziona ricordarci soprattutto stasera (e per tutto il mese) di chi c'è stato prima di noi. Mi piace anche la leggenda per cui i confini tra i due mondi si attenuano e, senza nulla di pauroso, chi non è più in vita ci è più vicino stasera. Mi piace l'antichità di questa festa poi diventata anche cristiana.
Non mi piace invece, ma proprio per niente, l'importare un gusto malato dell'horror nella vita dei nostri bambini. Non mi piace il gusto morboso per la morte, per la paura, per la magia, per quella parte di tradizioni pagane che per fortuna il cristianesimo ha consegnato al passato. Non mi piace commercializzare persino questo in una superficialità che costringe i nostri adolescenti a cercare un po'di vitalità nell'orrore. Non mi piace il dimenticarci le nostre tradizioni, come se non le avessimo, per importarle impacchettate. Ma mi sembra che tutti si accodino.
Questa mia contrarietà al magico-morboso-gotico mi dovrebbe avvicinare a certi persecutori di Arkeon, anch'essi contrari alla magia. Non è così perché questi signori sono contrari alla ricerca interiore, alla libertà dell'uomo, alla ricerca di sentimenti autentici, alla prodondità delle relazioni che sperano di poter gestire in esclusiva. Leggo senza sopresa quindi che, dietro ai principali accusatori, ci sarebbe un'azienda importante, fondata da ex-membri di Arkeon, che avrebbero cercato di comprare Arkeon (come se si potesse comprare) e, dopo che gli è andata male, avrebbero lanciato le accuse. Non ne so niente, ma non mi stupisce, come non mi stupisce che queste persone siano anche capaci di attirare un certo seguito attraverso quella che a me sembra manipolazione.
Se l'ancoraggio non è solido, è facile essere manipolati o essere tentati di manipolare. Spesso dubito del mio ancoraggio, ma so che è dagli antenati che bisogna partire.
Tornerò a casa dal lavoro con il buio. Non riesco neanche ad immaginare come sia. Eppure manca poco e sono trenta anni ed oltre che assisto ad un autunno. Come se una parte del mio sentire vivesse con un ciclio biologico annuale e non avesse mai impresso del tutto l'esperienza.Sono in maglietta. Tra non molto ci saranno camice, poi maglioncini, poi maglioni. Giacche. Piumini. Piumini per andare in giro e piumini per dormire (in due, al caldo, che bello). Però il freddo in faccia non riesco a figurarmelo (ho messo la faccia in frigorifero, ma non si riesca a catturare l'esperienza dell'aria fredda che punge).
Sospetto che questa incapacità di ricordare possa avere una qualche base biologica. Come credo che la comprensione interiorizzata che siamo inseriti in un, anzi proprio nel, cerchio della vita non sia casuale, ma in parte venga con l'età.
Chi ci aveva pensato che anche io sarei diventato grande, poi un papà? E mio padre e mia madre dei nonni? E che c'è questa ruota inarrestabile in cui tutti siamo dentro? Certo che lo sapevo, ma non lo avvertivo. Ora, sì, ed è un po'spaventoso.
Sono anni che non si fanno cene di classe, di qualunque ordine e grado (a proposito, non sto seguendo il dibattitto sulla scuola. Però una proposta ce l'ho: perché non chiamare di nuovo le scuole elementari, medie e superiori visto che non c'è nessuna esigenza di marketing?). Se mi immagino, vedo tanti miei ex compagni con bambini, adulti. Nessuno me lo aveva detto! Pensavo che sarebbe successo, ma che il tempo prima sarebbe stato infinito.
Invece mi sto rassegnando all'idea che le cose che sembrano appartenere ad un remoto futuro prima o poi accadranno. Facendo finta che il tempo prima sia infinito, quando arrivano, ci si ritrova sbigottiti e ci si resta un po'male.
Non sono sicuro che tutto questo sia inevitabile. Ricordo che mio padre mi diceva di fare tante cose perché poi non avrei più potuto. Mi verrebbe da commentare che è così per tutti. Nel mio caso, però, mia madre pensava, al contrario, che le cose non stessero così, che questo limite non c'era. Non lo dico contro di lei, perché credo che questo atteggiamento giochi prima di tutto contro di lei. Mio padre mi parlava delle piccole cose (viaggi, studi, esperienze), ma io inizio a pensare sino alle grandi cose.
Non mi sento certo pronto ad insegnare ai figli le inevitabili tappe. Potrei sbagliare di grosso come pedagogo. Però mi sento pronto ad acccettare per me la consapevolezza che ci saranno tante tappe, speriamo belle, in cui io, proprio io, sarò presente. Per dirne una, un giorno incontrerò un mio amico e ci accorgeremo di essere vecchi. Se va tutto bene, succederà.
Questo porta, credo, a pensare la propria vita in maniera diversa, in qualche modo ad estendere il proprio sguardo.
Un tempo, in un mondo per tanti versi peggiore, tutto questo era palese. Almeno per come l'ho capito io. Si osservavava il tempo che passava attraverso le persone. Ho osservato anche questo nei cerchi di Arkeon, le generazioni, i nuovi, i piccoli che arrivano e gli anziani che invecchiano, e la crescente sensazione di essere in questo ciclo.
Con stupore iniziale ho scoperto che il gruppetto che odia Arkeon - odiava perché ormai credo ci sia rimasto poco o nulla di quell'esperienza - è decisamente contrario anche a questo modo di vedere la vita. Preferiscono, e se lo facessero senza mutare la loro opinione in odio sarebbe meglio, la cultura del tempo infinito.
Ma hanno torto. Apparteniamo tutti al Circle of Life.
Alla fine dei seminari ci si salutava ascoltando una canzone. Un incontro negli occhi, un abbraccio dopo emozioni intense. Non so quando Vito ha iniziato a mettere questa canzone. So che mi piace molto.
Il momento del saluto in certi periodi mi commuoveva, in altri mi divertiva, in altri ancora lo evitavo per il dispiacere di lasciarsi o per la sensazione di avere da dire solo a mia moglie. Comunque eccola.
Il momento del saluto in certi periodi mi commuoveva, in altri mi divertiva, in altri ancora lo evitavo per il dispiacere di lasciarsi o per la sensazione di avere da dire solo a mia moglie. Comunque eccola.
Non avevo immaginato che gli Intercity, che allora erano una cosa un po'seria, superata Ancona ma soprattutto Pescara, diventassero una specie di Interregionali. Non ho ancora capito se fosse per necessità o clientelismo politico. Di certo, mi faceva uno strano effetto vedere quel treno da grande città, su cui avevo poggiato il sedere per qualche centinaio di chilometri (in quel tempo remoto l'igiene dei treni era ancora decente), fermo nella stazioncina di Ostuni.

Comunque ero arrivato. Avevo programmato da un po', chiesto il permesso di Vito (di solito si richiedeva una frequentazione maggiore prima di un intensivo, ma in effetti era passato quasi un anno dal mio primo seminario), verificato di avere le risorse finanziarie (andare in settimana bianca mi sarebbe costato molto di più) e mi ero iscritto. Poi, con trepidazione ed attesa, avevo prenotato il treno. Che mi lasciava, con pochissimi altri, in questo paesino della (per me) remota Puglia.
I viaggiatori spariscono dalle piccole stazioni come l'acqua sulla sabbia. Se sei di fuori, ti ritrovi solo in un momento. Io però mi ero ritrovato sul marciapiede esterno con un'altra persona in attesa. Non fu difficile stabilire che eravamo in attesa dello stesso passaggio per andare allo stesso luogo. Due chiacchiere e poco più.
Rimasi molto colpito dalla sede dell'intensivo, l'agriturismo Lo Spagnulo. Non ho mai chiesto della sua storia, ma ha tutta l'apparenza di una fortezza con tanto di mura, cortili, chiesette (di cui una abbandonata), giardini, campi. C'è qualche edificio più recente, ma si tratta di un luogo veramente bello. La gestione mi ha sempre lasciato perplesso per la poca cura che ho scoperto rivolta indistintamente al luogo, a noi di Arkeon (allora il nome era ancora Reiki) e ai turisti. Parte del personale, specie nei primi anni, era molto gentile, poi vari avvicendemanti hanno peggiorato le cose.
Penso di aver passato le prime ore tra la curiosità di conoscere gli altri, forse una fugace visita al mare (l'unica in tanti anni) e l'esplorazione di alcuni dei luoghi di questo forte. Entrando dalla porta principale, sulla sinistra, c'è una chiesetta. Per arrivarci bisogna aprire un portone, percorrere un corridoio scoperto pieno di piante, tra due alte mura. Dietro le mura, racchiuse da altrettanti muraglioni, ci sono aranceti.
A fianco della porta della chiesa, sulla sinistra, c'è un piccolo passaggio ed una scalinata. Da lì si accede al tetto della chiesa. Di giorno si spazia su un mare di olivi increspati dal vento. Di notte le stelle brillano più che al planetario.
Ero preoccupato? Ero curioso, entusiasta ed anche un po'timido. Poche ore dopo camminavo man nella mano di altre persone fino a poco tempo prima sconosciute e guardavo negli occhi. Incontrai due occhi e un volto che mi colpì moltissimo. Mi piacque tanto che, tanti anni dopo, conto ogni minuto in cui non posso vederlo. Era, ed è, quello di mia moglie.
Non voglio raccontare come funzionava l'intensivo. Di quella prima esperienza, ricordo bene le risate che si facevano durante il Ki training, una specie di ginnastica (molto di più e molto meglio, ma per rendere l'idea) che si faceva la mattina. Risate che riguardavano anche me, non riuscivo a stare in equilibrio in certe posizioni. La classica cosa che in altri contesti mi avrebbe fatto arrabbiare. Ma, lì, l'atmosfera era allegra, sentivo che non c'era nulla di male a non essere perfetto; ci sto mettendo degli anni ad accettare che non lo sarò mai, allora mi bastava sapere che potevo esserlo un po'dopo.
C'era tanto fango, pioveva. C'era mia moglie, ma di questo non parlo, almeno oggi.
Ricordo bene la lotta tra gli uomini, invece. La prima volta non lo vissi in maniera tanto profonda. Ero terrorizzato dall'idea del confronto fisico, pensavo di esserne annientato. Invece, bene o male, tenni il campo, forse anche vinsi un incontro. Era una grande libertà che conquistavo.
Le esperienze, le emozioni erano mille. Però portavo a casa un numero di cellulare ed una promessa.
Avevo anche una discreta fiducia di aver trovato in Arkeon quel sostegno per quella volta sarebbe andata davvero bene. Avevo ragione.
PS: non potevo sapere che c'era qualcuno che già, nell'incognito, da alcuni anni organizzava, raccoglieva senza darne notizia informazioni, senza nessuna critica aperta. Si tratta di chi, da cittadino italiano, mi ha fatto diventare, almeno un po', un semplice plagiato adepto di una setta.
Anche se avessi saputo tutto questo seguito recente, ovviamente non avrei cambiato una virgola delle mie scelte.

Comunque ero arrivato. Avevo programmato da un po', chiesto il permesso di Vito (di solito si richiedeva una frequentazione maggiore prima di un intensivo, ma in effetti era passato quasi un anno dal mio primo seminario), verificato di avere le risorse finanziarie (andare in settimana bianca mi sarebbe costato molto di più) e mi ero iscritto. Poi, con trepidazione ed attesa, avevo prenotato il treno. Che mi lasciava, con pochissimi altri, in questo paesino della (per me) remota Puglia.
I viaggiatori spariscono dalle piccole stazioni come l'acqua sulla sabbia. Se sei di fuori, ti ritrovi solo in un momento. Io però mi ero ritrovato sul marciapiede esterno con un'altra persona in attesa. Non fu difficile stabilire che eravamo in attesa dello stesso passaggio per andare allo stesso luogo. Due chiacchiere e poco più.
Rimasi molto colpito dalla sede dell'intensivo, l'agriturismo Lo Spagnulo. Non ho mai chiesto della sua storia, ma ha tutta l'apparenza di una fortezza con tanto di mura, cortili, chiesette (di cui una abbandonata), giardini, campi. C'è qualche edificio più recente, ma si tratta di un luogo veramente bello. La gestione mi ha sempre lasciato perplesso per la poca cura che ho scoperto rivolta indistintamente al luogo, a noi di Arkeon (allora il nome era ancora Reiki) e ai turisti. Parte del personale, specie nei primi anni, era molto gentile, poi vari avvicendemanti hanno peggiorato le cose.
Penso di aver passato le prime ore tra la curiosità di conoscere gli altri, forse una fugace visita al mare (l'unica in tanti anni) e l'esplorazione di alcuni dei luoghi di questo forte. Entrando dalla porta principale, sulla sinistra, c'è una chiesetta. Per arrivarci bisogna aprire un portone, percorrere un corridoio scoperto pieno di piante, tra due alte mura. Dietro le mura, racchiuse da altrettanti muraglioni, ci sono aranceti.A fianco della porta della chiesa, sulla sinistra, c'è un piccolo passaggio ed una scalinata. Da lì si accede al tetto della chiesa. Di giorno si spazia su un mare di olivi increspati dal vento. Di notte le stelle brillano più che al planetario.
Ero preoccupato? Ero curioso, entusiasta ed anche un po'timido. Poche ore dopo camminavo man nella mano di altre persone fino a poco tempo prima sconosciute e guardavo negli occhi. Incontrai due occhi e un volto che mi colpì moltissimo. Mi piacque tanto che, tanti anni dopo, conto ogni minuto in cui non posso vederlo. Era, ed è, quello di mia moglie.
Non voglio raccontare come funzionava l'intensivo. Di quella prima esperienza, ricordo bene le risate che si facevano durante il Ki training, una specie di ginnastica (molto di più e molto meglio, ma per rendere l'idea) che si faceva la mattina. Risate che riguardavano anche me, non riuscivo a stare in equilibrio in certe posizioni. La classica cosa che in altri contesti mi avrebbe fatto arrabbiare. Ma, lì, l'atmosfera era allegra, sentivo che non c'era nulla di male a non essere perfetto; ci sto mettendo degli anni ad accettare che non lo sarò mai, allora mi bastava sapere che potevo esserlo un po'dopo.
C'era tanto fango, pioveva. C'era mia moglie, ma di questo non parlo, almeno oggi.
Ricordo bene la lotta tra gli uomini, invece. La prima volta non lo vissi in maniera tanto profonda. Ero terrorizzato dall'idea del confronto fisico, pensavo di esserne annientato. Invece, bene o male, tenni il campo, forse anche vinsi un incontro. Era una grande libertà che conquistavo.
Le esperienze, le emozioni erano mille. Però portavo a casa un numero di cellulare ed una promessa.
Avevo anche una discreta fiducia di aver trovato in Arkeon quel sostegno per quella volta sarebbe andata davvero bene. Avevo ragione.
PS: non potevo sapere che c'era qualcuno che già, nell'incognito, da alcuni anni organizzava, raccoglieva senza darne notizia informazioni, senza nessuna critica aperta. Si tratta di chi, da cittadino italiano, mi ha fatto diventare, almeno un po', un semplice plagiato adepto di una setta.
Anche se avessi saputo tutto questo seguito recente, ovviamente non avrei cambiato una virgola delle mie scelte.
Non ho un ricordo preciso dei primi seminari. Parlavo tanto di Reiki, ma i cambiamenti nella mia vita non c'erano. Ascoltavo ed ero entusiasta. Leggevo i libri di Jacopo Fo, che alla fine non erano questo granchè (per esempio, Lo Zen e l'arte di scopare, Diventare Dio in dieci mosse), ma ero improvvisamente interessato a tutte le cose che ci sono. Ai seminari dell'allora Reiki, che frequentavo ogni tre-quattro mesi, sentivo i racconti delle persone, spiegazioni più o meno coinvolgenti. Vedevo le persone commuoversi e mi sembrava impossibile che anch'io potessi commuovermi, ora è un'esperienza quasi quotidiana, ma allora non sapevo cosa fosse una lacrima sulle guance. Era una grande sorpresa, insomma.
Mi ricordo bene invece lo scambiarsi di trattamenti, che prevedeva incontri, appuntamenti tra "allievi". Era un mondo molto soft, almeno nella mia percezione, dove ognuno poteva essere tutto e il contrario di tutto. C'era molta gentilezza verso i nuovi arrivati e, da parte mia, l'impressione che chi frequentava da anni avesse chissà quali conoscenze od esperienze. A parte l'estrema attenzione per la posizione delle mani nei trattamenti, non ho mai visto nulla che fosse fatto volontariamente per farmi pensare a persone super-esperte, nè c'era nessun grado formale. Ma mi piaceva credere che ci fossero queste
persone che ne sapevano tanto più di me.
Ricordo bene invece in una notte, credo, d'autunno un'amica venuta ad una presentazione.
Disse che lì si faceva bene, ma sul serio e non aveva nessuna intenzione di guardarsi dentro, di ascoltare le angosce degli altri che possono sempre diventare le nostre. Penso che abbia fatto bene, non solo per libertà, ma per rispettare la scelta che sentiva, allora, giusta per sé. Allo stesso tempo, mi conferma che, fin dall'inizio, io volevo fare sul serio. Senza rinunciare all'ironia, ma rifiutando il cinismo, cercavo un ambiente, un gruppo di persone dove si potesse parlare dell'amore, dei sogni quotidiani come degli incubi della vita reale, delle paure, delle solitudini, dei propri piccoli drammi sul serio. Tra i gentlemen, non si parla di cose troppo forti o sgradevoli come la morte, l'amore, la vita. Non volevo questo, volevo parlare delle cose che contavano. Questo si faceva.
Ad un seminario, erano i primi tempi, venne un tale che, invece di chiamarsi Mario, Giovanni, Enrico, pronunciò con inconfondibile accento nostrano un irripetibile nome indiano. Si era addentrato in non so quale percorso di matrice buddhista o hindu. Concluse con una condivisione molto chiara. Diceva che era deluso, in una certa forma, perché si era aspettato altro, la sua ricerca era più assoluta, mentre già allora al Reiki di Vito Carlo Moccia si parlava delle emozioni venute fuori dai trattamenti, che riguardavano i Mario figli di Giovanni, delle Giovanne figlie di Marie, del nostro mondo quotidiano di sempre, cercandolo di renderlo nudo e crudo.
Io non cercavo niente di più lontano, la filosofia non l'ho mai capita, in India non ci sono mai stato. Mamma e papà, invece, mi erano argomenti ben noti.
Mi ricordo bene invece lo scambiarsi di trattamenti, che prevedeva incontri, appuntamenti tra "allievi". Era un mondo molto soft, almeno nella mia percezione, dove ognuno poteva essere tutto e il contrario di tutto. C'era molta gentilezza verso i nuovi arrivati e, da parte mia, l'impressione che chi frequentava da anni avesse chissà quali conoscenze od esperienze. A parte l'estrema attenzione per la posizione delle mani nei trattamenti, non ho mai visto nulla che fosse fatto volontariamente per farmi pensare a persone super-esperte, nè c'era nessun grado formale. Ma mi piaceva credere che ci fossero queste
persone che ne sapevano tanto più di me.
Ricordo bene invece in una notte, credo, d'autunno un'amica venuta ad una presentazione.
Disse che lì si faceva bene, ma sul serio e non aveva nessuna intenzione di guardarsi dentro, di ascoltare le angosce degli altri che possono sempre diventare le nostre. Penso che abbia fatto bene, non solo per libertà, ma per rispettare la scelta che sentiva, allora, giusta per sé. Allo stesso tempo, mi conferma che, fin dall'inizio, io volevo fare sul serio. Senza rinunciare all'ironia, ma rifiutando il cinismo, cercavo un ambiente, un gruppo di persone dove si potesse parlare dell'amore, dei sogni quotidiani come degli incubi della vita reale, delle paure, delle solitudini, dei propri piccoli drammi sul serio. Tra i gentlemen, non si parla di cose troppo forti o sgradevoli come la morte, l'amore, la vita. Non volevo questo, volevo parlare delle cose che contavano. Questo si faceva.Ad un seminario, erano i primi tempi, venne un tale che, invece di chiamarsi Mario, Giovanni, Enrico, pronunciò con inconfondibile accento nostrano un irripetibile nome indiano. Si era addentrato in non so quale percorso di matrice buddhista o hindu. Concluse con una condivisione molto chiara. Diceva che era deluso, in una certa forma, perché si era aspettato altro, la sua ricerca era più assoluta, mentre già allora al Reiki di Vito Carlo Moccia si parlava delle emozioni venute fuori dai trattamenti, che riguardavano i Mario figli di Giovanni, delle Giovanne figlie di Marie, del nostro mondo quotidiano di sempre, cercandolo di renderlo nudo e crudo.
Io non cercavo niente di più lontano, la filosofia non l'ho mai capita, in India non ci sono mai stato. Mamma e papà, invece, mi erano argomenti ben noti.
Interrompo il racconto, per riprenderlo al più presto, per segnalare alcuni link che apprezzo a proposito di Arkeon. La lista non è esaustiva anche perché per trovare valutazioni negative ci vuole poco.
Per i lurker consiglio:
http://groups.google.it/group/parliamo-d i-arkeon
Per chi ama i blog:
http://fioridiarancio.wordpress.com/
e
http://reikiblogger.blogspot.com
(che intanto però è sparito)
oltre a:
http://www.dimarzio.it/srs/modules/news/p rint.php?storyid=148
Aggiungo invece http://sentierodelpadre.blogspot.com/
Per i lurker consiglio:
http://groups.google.it/group/parliamo-d
Per chi ama i blog:
http://fioridiarancio.wordpress.com/
e
http://reikiblogger.blogspot.com
(che intanto però è sparito)
oltre a:
http://www.dimarzio.it/srs/modules/news/p
Aggiungo invece http://sentierodelpadre.blogspot.com/
L'accoglienza. Affettuosa ma senza interessi in gioco. Questo ho sperimentato nel primo seminario, insieme a forme nuove di stare insieme, fino ad allora del tutto sconosciute. Guardarsi negli occhi, darsi le mani, sedersi in cerchio e raccontare la propria storia, qualche persona che arrivava a commuoversi, i trattamenti.
Tutte queste persone, come me, alla ricerca di qualcosa di meglio, di risposte a tante domande, senza cinismo o presunzione.
Non è che abbia trovato tante risposte in quel primo seminario, ma, dopo tanto tempo, sperimantavo un ambiente sinceramente interessato alle vicende di ognuno e privo di preconcetti od obiettivi per il mio futuro. Anzi, non mi veniva neppure chiesto qual'era il mio obiettivo. C'era tutto il tempo di parlarne per capirlo.
Di sicuro ne uscii entusiasta. A distanza di tanti anni, ricordo la felicità per tutte le cose sentite, per questa comunità che finalmente si interessava delle cose che interessavano a me. Cioè, in qualche modo, il senso della mia vita, il senso delle nostre vite.
Del maestro, titolo tipico del Reiki, avevo un'impressione favorevole, ma anche di grande distanza. Non mancavo di notare la sua attenzione per tutti, ma ci rimasi male quando, in conclusione, di me disse assai poco.
Ma avevo molta voglia di tornare a vedere la prossima puntata.
Guardando retrospettivamente, alla luce di quanto criticato in questi due ultimi anni, riconosco di non esserci andato con tutte le armi del razionalista cinico. Ho visto altri entrare con quell'atteggiamento ed uscirne con opinioni positive o negative. Io non volevo sbugiardare nessuno, nè dotarmi di una tecnica magica, tantomeno curare gli altri o me stesso.
Per come la vedo oggi, cercavo un ambiente accogliente, dove si potesse parlare e fermarsi, anche attraverso i trattamenti, ad ascoltarsi, ed una guida sufficientemente saggia. Non mi interessava che fossero tecniche collaudate o meno (non avevo in mente nessun risultato, peraltro), sapevo che non volevo nessun saccente che sapeva già le mie risposte o che era troppo saggio per confrontarsi con gli altri. Che avesse la speranza di un domani felice, e me ne mostrasse anche sprazzi, sì.
E questo, mi sembrò e mi sembra, l'avevo pienamento trovato.
Tutte queste persone, come me, alla ricerca di qualcosa di meglio, di risposte a tante domande, senza cinismo o presunzione.
Non è che abbia trovato tante risposte in quel primo seminario, ma, dopo tanto tempo, sperimantavo un ambiente sinceramente interessato alle vicende di ognuno e privo di preconcetti od obiettivi per il mio futuro. Anzi, non mi veniva neppure chiesto qual'era il mio obiettivo. C'era tutto il tempo di parlarne per capirlo.
Di sicuro ne uscii entusiasta. A distanza di tanti anni, ricordo la felicità per tutte le cose sentite, per questa comunità che finalmente si interessava delle cose che interessavano a me. Cioè, in qualche modo, il senso della mia vita, il senso delle nostre vite.
Del maestro, titolo tipico del Reiki, avevo un'impressione favorevole, ma anche di grande distanza. Non mancavo di notare la sua attenzione per tutti, ma ci rimasi male quando, in conclusione, di me disse assai poco.
Ma avevo molta voglia di tornare a vedere la prossima puntata.
Guardando retrospettivamente, alla luce di quanto criticato in questi due ultimi anni, riconosco di non esserci andato con tutte le armi del razionalista cinico. Ho visto altri entrare con quell'atteggiamento ed uscirne con opinioni positive o negative. Io non volevo sbugiardare nessuno, nè dotarmi di una tecnica magica, tantomeno curare gli altri o me stesso.
Per come la vedo oggi, cercavo un ambiente accogliente, dove si potesse parlare e fermarsi, anche attraverso i trattamenti, ad ascoltarsi, ed una guida sufficientemente saggia. Non mi interessava che fossero tecniche collaudate o meno (non avevo in mente nessun risultato, peraltro), sapevo che non volevo nessun saccente che sapeva già le mie risposte o che era troppo saggio per confrontarsi con gli altri. Che avesse la speranza di un domani felice, e me ne mostrasse anche sprazzi, sì.
E questo, mi sembrò e mi sembra, l'avevo pienamento trovato.
Un foglio A4 di carta colorata, piegato in tre, con stampato sul frontespizio una scritta in, presumevo, giapponese. Cosa ci fosse scritto nella parte in italiano, sinceramente non ricordo, o forse non l'ho mai letto con troppa attenzione.
Era la fine degli anni '90.
Una persona mi aveva parlato di Reiki, l'avevo criticata aspramente per l'interesse verso una pratica così poco razionale, e me n'ero poi dimenticato. Erano passati i mesi e, dietro la presa in giro, era sorto se non altro lo spirito di emulazione ed un po'di curiosità.
Ero alla ricerca. Cercavo le risposte a tante domande, su di me, sulla mia vita e sulla vita, sul mio domani e sul domani. Forse più che le risposte, cercavo la possibilità di pormi le domande che sono di tutti per darmi le mie risposte.
Vediamo questo Reiki. Non mi sono mai piaciute le cose strane o alternative (sbagliando, almeno a volte). Meno che mai le cose magiche. Reiki, però, mi sembrava più vicino a cose che rispettavo e rispetto come le arti marziali o lo Zen. Di Zen allora leggevo un manualetto, ovviamente senza capirne nulla.
Insomma, questo volantino A4 con la scritta giapponese riportava un indirizzo ed un orario. Si parlava di presentazione gratuita. A me però importava poco. La spesa del seminario mi sembrava abbordabile e il venerdì sera era troppo denso di altre possibilità (almeno teoriche) per passarlo alla presentazione di qualcosa che volevo comunque provare. C'erano locali, amici e amiche, giri, per la notte. Di giorno, invece, poteva esserci il seminario di questo Reiki.
E così mi sono ritrovato a questo seminario.
Era la fine degli anni '90.
Una persona mi aveva parlato di Reiki, l'avevo criticata aspramente per l'interesse verso una pratica così poco razionale, e me n'ero poi dimenticato. Erano passati i mesi e, dietro la presa in giro, era sorto se non altro lo spirito di emulazione ed un po'di curiosità.Ero alla ricerca. Cercavo le risposte a tante domande, su di me, sulla mia vita e sulla vita, sul mio domani e sul domani. Forse più che le risposte, cercavo la possibilità di pormi le domande che sono di tutti per darmi le mie risposte.
Vediamo questo Reiki. Non mi sono mai piaciute le cose strane o alternative (sbagliando, almeno a volte). Meno che mai le cose magiche. Reiki, però, mi sembrava più vicino a cose che rispettavo e rispetto come le arti marziali o lo Zen. Di Zen allora leggevo un manualetto, ovviamente senza capirne nulla.
Insomma, questo volantino A4 con la scritta giapponese riportava un indirizzo ed un orario. Si parlava di presentazione gratuita. A me però importava poco. La spesa del seminario mi sembrava abbordabile e il venerdì sera era troppo denso di altre possibilità (almeno teoriche) per passarlo alla presentazione di qualcosa che volevo comunque provare. C'erano locali, amici e amiche, giri, per la notte. Di giorno, invece, poteva esserci il seminario di questo Reiki.
E così mi sono ritrovato a questo seminario.
Giacomo Leopardi pensava migliore il sabato della domenica, meglio l'attesa della realtà. Un modo di pensare che mi è sempre stato antipatico.
In realtà, per me non è stato così, il giorno del matrimonio è stato molto meglio della sua preparazione. Ci siamo divertiti a prepararlo, moltissimo nel giorno stesso e tanto in viaggio di nozze.
Dopo è venuto il primo figlio, una gioia diversa, e forse ancora più grande. Intanto la vita è diventata più concreta, la necessità di portare a casa il pane, insieme al desiderio di realizzarci sul piano professionale. Più dura del previsto, ma in fondo era quello che chiedevo.
Nuovi orizzonti, di responsabilità, nuove sfide, da esplorare e vincere.
Non ho iniziato questo blog, però, per raccontare la mia vita. Non so se avrò mai voglia di occupare il tempo di qualcun'altro con cose che forse solo pochi intimi possono davvero capire di me.
Scrivo perché, mentre cerco di far scorrere la mia vita, mentre combattevo le mie sfide quotidiane, non diverse da quelle di tanti altri che si trovano oggi nella mia fascia di età, qualcun altro aveva deciso che il gruppo in cui avevo trovato sostegno era una SETTA, e quindi, senza che io lo sapessi o pensassi o volessi, io un adepto. Fa sempre uno strano effetto quando qualcuno decide cosa sei (soprattutto se si sbaglia).
Questo qualcuno non era e non è interessato a migliorare il gruppo o ad evitare comportamenti scorretti; aveva semplicemente deciso che questo gruppo doveva essere cancellato nell'ignominia.
Non solo. Ha anche di fatto deciso che io, come centinaia di altri italiani, se non disconoscevamo questo gruppo, eravamo dei plagiati, dei cittadini di serie B.
La mia vita era ed è molto di più dell'appartenenza al gruppo che si chiamava Arkeon.
Quello che fa parte di me, o almeno lotto perché siano bussole nella mia vita, è l'onestà, il rispetto della verità, la libertà, la gratitutidine e l'amicizia.
Posso lasciar perdere Arkeon, ma non posso accettare la falsità, la menzogna, l'oppressione della libertà di espressione e così via. Se qualcuno ha sofferto a causa di Arkeon, mi dispiace. Se sono stati commessi davvero dei reati, chi li ha commessi deve pagare. Non accetto però la costruzione di un gigantesco falso mediatico ai danni di chi questo percorso l'ha messo insieme, di chi l'ha frequentato e sostenuto con cuore e di chi ne potrebbe in futuro trarre beneficio.
Pensavo che i media, soprattutto i giornali, in Italia avessero un minimo costante di attenzione al loro lavoro. Ho scoperto che non è così. Ma ho anche scoperto che continuo a credere che nell'Italia del XXI secolo alla fine la verità può emergere.
Perché questo accada, di seguito, racconto la mia storia rispetto all'esperienza ormai conclusa di Arkeon, sperando anche che questo serva, in futuro, ad evitare nuove simili "crociate".
In realtà, per me non è stato così, il giorno del matrimonio è stato molto meglio della sua preparazione. Ci siamo divertiti a prepararlo, moltissimo nel giorno stesso e tanto in viaggio di nozze.Dopo è venuto il primo figlio, una gioia diversa, e forse ancora più grande. Intanto la vita è diventata più concreta, la necessità di portare a casa il pane, insieme al desiderio di realizzarci sul piano professionale. Più dura del previsto, ma in fondo era quello che chiedevo.
Nuovi orizzonti, di responsabilità, nuove sfide, da esplorare e vincere.
Non ho iniziato questo blog, però, per raccontare la mia vita. Non so se avrò mai voglia di occupare il tempo di qualcun'altro con cose che forse solo pochi intimi possono davvero capire di me.
Scrivo perché, mentre cerco di far scorrere la mia vita, mentre combattevo le mie sfide quotidiane, non diverse da quelle di tanti altri che si trovano oggi nella mia fascia di età, qualcun altro aveva deciso che il gruppo in cui avevo trovato sostegno era una SETTA, e quindi, senza che io lo sapessi o pensassi o volessi, io un adepto. Fa sempre uno strano effetto quando qualcuno decide cosa sei (soprattutto se si sbaglia).
Questo qualcuno non era e non è interessato a migliorare il gruppo o ad evitare comportamenti scorretti; aveva semplicemente deciso che questo gruppo doveva essere cancellato nell'ignominia.
Non solo. Ha anche di fatto deciso che io, come centinaia di altri italiani, se non disconoscevamo questo gruppo, eravamo dei plagiati, dei cittadini di serie B.
La mia vita era ed è molto di più dell'appartenenza al gruppo che si chiamava Arkeon.
Quello che fa parte di me, o almeno lotto perché siano bussole nella mia vita, è l'onestà, il rispetto della verità, la libertà, la gratitutidine e l'amicizia.
Posso lasciar perdere Arkeon, ma non posso accettare la falsità, la menzogna, l'oppressione della libertà di espressione e così via. Se qualcuno ha sofferto a causa di Arkeon, mi dispiace. Se sono stati commessi davvero dei reati, chi li ha commessi deve pagare. Non accetto però la costruzione di un gigantesco falso mediatico ai danni di chi questo percorso l'ha messo insieme, di chi l'ha frequentato e sostenuto con cuore e di chi ne potrebbe in futuro trarre beneficio.
Pensavo che i media, soprattutto i giornali, in Italia avessero un minimo costante di attenzione al loro lavoro. Ho scoperto che non è così. Ma ho anche scoperto che continuo a credere che nell'Italia del XXI secolo alla fine la verità può emergere.
Perché questo accada, di seguito, racconto la mia storia rispetto all'esperienza ormai conclusa di Arkeon, sperando anche che questo serva, in futuro, ad evitare nuove simili "crociate".
