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Emigrante da Lj a WordPress

Ebbene sì, sono migrato da Livejournal a WordPress. Purtroppo i commenti restano su Lj, non ho potuto importarli. All’inizio Lj mi era sembrata la soluzione migliore ma nel tempo ho notato una serie di lacune, difetti (la pubblicità invadente, per esempio) e meno possibilità di altri blogger. Dopo un po’di prove, ho deciso che WordPress è la soluzione migliore, per cui eccomi qua.

S&P

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Richiudere la società aperta & Arkeon

Cartelloni choc discussi e vietati in alcune città d'Italia.

Forse è un sintomo che si è passato il segno, che oramai i pubblicitari hanno esagerato. Non lo so. So che ormai, oltre al nudo integrale e al porno vero e proprio, resta solo la violenza o il criminale, almeno se si continua ad andare nella direzione dello choc (a me basta la recessione a choccarmi, ma è un altro discorso).

Mi domando quanto danno abbiano fatto nella testa degli italiani, soprattutto di adolescenti e bambini, le pubblicità di Dolce & Gabbana che, quanto a violenza, mi sembrano abbiano poco da invidiare a
quelle oggetto della recente polemica. Sinceramente non ho strumenti per dirlo, ma penso che abbiano inciso negativamente. Sono, le loro, immagini che passano nell'inconscio e "creano" un'idea dei rapporti tra persone, tra uomini e uomini, tra donne e donne, tra uomo e donna, che non fanno bene e che strumentalizzano entrambi i sessi. Che poi diventa una difficoltà a guardarsi allo specchio e capire chi si è. Tra l'altro, nel caso di Dolce & Gabbana, il riconoscimento pubblico di cui hanno goduto, ad incominciare dai calciatori, deve aver peggiorato le cose.

Ma Diesel non è stato meglio, per non parlare di Sisley.

Credo però in una società aperta; noto che a volte atteggiamenti di minoranza rischiano di diventare maggioritari, con conseguenze negative per la società nel suo complesso, ma credo che ogni alternativa sia peggio.

Infatti non credo che il problema sia tollerare o meno queste campagne, anche se condivido chi vuole porre un freno (è possibile che i film dell'orrore siano publicizzati in piazze dove passano i bambini?).

Al contrario, il rischio della società aperta mi sembra consista soprattutto nei beneficiari che la vogliono "richiudere" alle proprie condizioni. La reazione furibonda dei gay militanti contro Povia - qualunque sia il valore della sua iniziativa - è sembrato stonato a quasi tutti. Si arriva al paradosso per cui una minoranza finisce per imporre il suo messaggio, anche negativo, ma non tollera messaggi opposti. Sottintendo qui che almeno la pubblicità di Dolce & Gabbana sia legata ad una certa estetica e modalità omosessuale, e che abbia un preciso - voluto o meno - effetto sociale.

Ho letto per esempio le
dichiarazioni contro il pacato articolo di Risé del solito Grillini: quasi che le regole della società aperta valgano solo per una parte.

Come si fa ad essere liberi in questo contesto? Non è facile anche perché prima credevo che il piano dello scontro fosse solo di immagini, di presa sulla coscienza e mi ponevo il problema di come essere libero ed educare liberamente i miei figli. Dopo la vicenda di Arkeon, mi rendo conto però che lo scontro non è solo
virtuale, ma può diventare anche giudiziario, in presenza degli strumenti giuridici giusti.

Temo che il trattamento rise
rvato ad Arkeon sia un modello, almeno per chi è più esposto e meno connesso.
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Streghe a riposo

Streghe a ripostoSono stato per un po'via da questo blog. Mi dispiace di non aver scritto e risposto ad alcuni commenti: troppe cose e la testa altrove.

Ma veniamo a noi....

Ho letto che si attribuisce a Voltaire di aver detto che "le streghe hanno cessato di esistere quando abbiamo smesso di bruciarle".

Che valga anche per la caccia alle streghe in voga di questi tempi?

PS: questo post mi è stato ispirato dal blog di
Claudio Cerasa su Rignano Flaminio.

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Cosa non troverete

- Quando ti ho visto qualche giorno fa - dice a lei l'ex-fidanzato -c'era come un alone intorno a te...- e le propone di ritornare insieme. Ma non avrebbe senso perché quell'alone, quella magia non appartiene a lei e non può darla a nessuno. Può essere solo dei due innamorati che la generano.

Torno a questo per un film sciocco e carino che abbiamo visto ieri sera - il film è "Notte brava a Las Vegas" - ma anche perché in questi giorni ripenso ad Arkeon. Non troverete un filo di amore, di quell'alone, di quella "magia" nei siti di chi opera per distruggere ogni traccia di quel percorso. In Arkeon, invece, nasceva l'amore, c'erano sempre coppie con quell'alone che riempivano di gioia tutti i presenti. Chi ha distrutto Arkeon e ora cerca di infagarne o anzi cancellarne la memoria, ha colpito anche l'innocenza di chi aveva colto l'amore nei cerchi. Non credo che possa cancellarlo o minarlo o ridurlo, ma ha insegnato a tanti a guardarsi le spalle e a riconoscere che c'è chi è disposto a tutto per distruggere l'amore e la bellezza altrui. Perchè quell'alone rende belli come mai.

 - Questi due hanno un sacco di problemi. Molti problemi profondamente destabilizzanti sui quali come individui devono lavorare seriamente. Seriamente. Ma, insieme, secondo la mia modesta opinione, sono perfetti l'uno per l'altra. Un rapporto vero. Chi l'avrebbe mai detto - dichiara la psicologa che ha avuto la coppia in terapia.

Anche questo è normale, esperienza normale, di tutti. Era anche l'esperienza dei cerchi di Arkeon, l'esperienza dei miracoli dell'amore. Ma non lo troverete da certi professionisti. Non la troverete. Troverete solo che lui, o lei, sono un problema che deve essere mediato da una persona specializzato. L'amore non è la forza, è banalità.

- E così Jack ha costruito un mobile - dice il padre al figlio che non aveva mai combinato nulla: figlio di falegname aveva sempre fatto mobili storti, se li aveva finiti - l'ha finito-
- Ok, papà - dice il figlio - cosa c'è che non va?-
- Niente. Bello. Veramente bello. Sono fiero di te-
- Grazie-
- Però...-
- E ti pareva....-
- Hai toppato alla grande su quella ragazza -
-è stato uno sbaglio enorme e stupido papà, tutto il matrimonio era una balla!-
- Il matrimonio sarà stato un errore, ma non era una balla. Chiunque abbia passato del tempo con voi due ultimamente ve lo può confermare. Quindi perché non la smetti di pensare con il culo e non fai qualcosa in proposito?-

Così con questa "benedizione" paterna, il figlio, che solo grazie all'amore ha potuto fare il lavoro del padre (prima senza l'amore era bloccato, non aveva accesso a quello che tecnicamente senza dubbio sapeva fare fin da ragazzino) parte per riprendersi la sua donna. Che nel frattempo aveva ritrovato se stessa. L'amore che avevano realmente toccato, anche sotto l'ebrezza dell'alcool, nelle follie di Las Vegas e che avevano davvero scelto, salvo poi fare troppo paura, trionfa. Ma è stata dura, come lo è per ogni amore vero, che combattiamo con ogni nostra forza (e non credo che le tecniche usate da Jack del film siano poi così rare, almeno per quanto mi riguarda). Però c'è la mano del padre, che sa di non potere il miracolo che solo l'amore può fare, ma sa anche indicare la strada. Ed il figlio è pronto.

Nulla di straordinario. Naturalmente. Il solito film americano. Sicuramente i monopolisti dell'interiorità sanno fare discorsi molto più sofisticati. Nulla di straordinario. Banale. In Arkeon non ho trovato molto di più.

Ma vale una vita.

Aggiungo una parte di finale, dedicandola alla donna di cui sono innamorato.

. Senti, te lo voglio dire -

- Quando eravamo sposati, sono stato orribile. Malato. Tutto sbagliato. Ed è stato il periodo più bello della mia vita. Tu hai scommesso su di me, Joy...e io voglio accettare questa scommessa-



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Il mese degli antenati

Stanotte inizia il mese dei morti. Preferisco parlare, almeno in famiglia, di mese degli antenati, e del cerchio degli antenati, che, dopo essere passati da questo mondo, si stringono intorno ai loro discendenti. Non è un'idea mia, ma di Vito Carlo Moccia. Mi vengono ancora i brividi - di emozione positiva - quando penso ai cerchi di Arkeon in cui, senza fare nessuna stranezza o magia, ci si ricordava semplicemente che, oltre al cerchio di noi che siamo qui su questa terra, c'è il cerchio di chi è già passato. Che non è un cerchio di volti strani o distanti, ma prima di tutto il cerchio dei nonni che abbiamo conosciuto, dei bisnonni che sono stati in guerra o che hanno arato i campi di un paesino che andiamo a visitare d'estate. Mani rugose o lacrime di commozione per i nipotini che noi genitori raccontiamo ai nostri figli per fargli capire che c'è oggi, ma c'è stato anche uno ieri altrettanto reale.

Anche la radio nazionale si è accodata alla moda di Halloween, portandoci (da bambino non c'era) in pochi anni una festa consumistico-pagana che non mi piace. Mi piace e mi emoziona ricordarci soprattutto stasera (e per tutto il mese) di chi c'è stato prima di noi. Mi piace anche la leggenda per cui i confini tra i due mondi si attenuano e, senza nulla di pauroso, chi non è più in vita ci è più vicino stasera. Mi piace l'antichità di questa festa poi diventata anche cristiana.

Non mi piace invece, ma proprio per niente, l'importare un gusto malato dell'horror nella vita dei nostri bambini. Non mi piace il gusto morboso per la morte, per la paura, per la magia, per quella parte di tradizioni pagane che per fortuna il cristianesimo ha consegnato al passato. Non mi piace commercializzare persino questo in una superficialità che costringe i nostri adolescenti a cercare un po'di vitalità nell'orrore. Non mi piace il dimenticarci le nostre tradizioni, come se non le avessimo, per importarle impacchettate. Ma mi sembra che tutti si accodino.

Questa mia contrarietà al magico-morboso-gotico mi dovrebbe avvicinare a certi persecutori di Arkeon, anch'essi contrari alla magia. Non è così perché questi signori sono contrari alla ricerca interiore, alla libertà dell'uomo, alla ricerca di sentimenti autentici, alla prodondità delle relazioni che sperano di poter gestire in esclusiva. Leggo senza sopresa quindi che, dietro ai principali accusatori, ci sarebbe un'azienda importante, fondata da ex-membri di Arkeon, che avrebbero cercato di comprare Arkeon (come se si potesse comprare) e, dopo che gli è andata male, avrebbero lanciato le accuse. Non ne so niente, ma non mi stupisce, come non mi stupisce che queste persone siano anche capaci di attirare un certo seguito attraverso quella che a me sembra manipolazione.

Se l'ancoraggio non è solido, è facile essere manipolati o essere tentati di manipolare. Spesso dubito del mio ancoraggio, ma so che è dagli antenati che bisogna partire.
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The Circle of Life

Tarda estateTornerò a casa dal lavoro con il buio. Non riesco neanche ad immaginare come sia. Eppure manca poco e sono trenta anni ed oltre che assisto ad un autunno. Come se una parte del mio sentire vivesse con un ciclio biologico annuale e non avesse mai impresso del tutto l'esperienza.

Sono in maglietta. Tra non molto ci saranno camice, poi maglioncini, poi maglioni. Giacche. Piumini. Piumini per andare in giro e piumini per dormire (in due, al caldo, che bello). Però il freddo in faccia non riesco a figurarmelo (ho messo la faccia in frigorifero, ma non si riesca a catturare l'esperienza dell'aria fredda che punge).

Sospetto che questa incapacità di ricordare possa avere una qualche base biologica. Come credo che la comprensione interiorizzata che siamo inseriti in un, anzi proprio nel, cerchio della vita non sia casuale, ma in parte venga con l'età.

Chi ci aveva pensato che anche io sarei diventato grande, poi un papà? E mio padre e mia madre dei nonni? E che c'è questa ruota inarrestabile in cui tutti siamo dentro? Certo che lo sapevo, ma non lo avvertivo. Ora, sì, ed è un po'spaventoso.

Sono anni che non si fanno cene di classe, di qualunque ordine e grado (a proposito, non sto seguendo il dibattitto sulla scuola. Però una proposta ce l'ho: perché non chiamare di nuovo le scuole elementari, medie e superiori visto che non c'è nessuna esigenza di marketing?). Se mi immagino, vedo tanti miei ex compagni con bambini, adulti. Nessuno me lo aveva detto! Pensavo che sarebbe successo, ma che il tempo prima sarebbe stato infinito.

Invece mi sto rassegnando all'idea che le cose che sembrano appartenere ad un remoto futuro prima o poi accadranno. Facendo finta che il tempo prima sia infinito, quando arrivano, ci si ritrova sbigottiti e ci si resta un po'male.

Non sono sicuro che tutto questo sia inevitabile. Ricordo che mio padre mi diceva di fare tante cose perché poi non avrei più potuto. Mi verrebbe da commentare che è così per tutti. Nel mio caso, però, mia madre pensava, al contrario, che le cose non stessero così, che questo limite non c'era. Non lo dico contro di lei, perché credo che questo atteggiamento giochi prima di tutto contro di lei. Mio padre mi parlava delle piccole cose (viaggi, studi, esperienze), ma io inizio a pensare sino alle grandi cose.

Non mi sento certo pronto ad insegnare ai figli le inevitabili tappe. Potrei sbagliare di grosso come pedagogo. Però mi sento pronto ad acccettare per me la consapevolezza che ci saranno tante tappe, speriamo belle, in cui io, proprio io, sarò presente. Per dirne una, un giorno incontrerò un mio amico e ci accorgeremo di essere vecchi. Se va tutto bene, succederà.

Questo porta, credo, a pensare la propria vita in maniera diversa, in qualche modo ad estendere il proprio sguardo.

Un tempo, in un mondo per tanti versi peggiore, tutto questo era palese. Almeno per come l'ho capito io. Si osservavava il tempo che passava attraverso le persone. Ho osservato anche questo nei cerchi di Arkeon, le generazioni, i nuovi, i piccoli che arrivano e gli anziani che invecchiano, e la crescente sensazione di essere in questo ciclo.

Con stupore iniziale ho scoperto che il gruppetto che odia
Arkeon - odiava perché ormai credo ci sia rimasto poco o nulla di quell'esperienza - è decisamente contrario anche a questo modo di vedere la vita. Preferiscono, e se lo facessero senza mutare la loro opinione in odio sarebbe meglio, la cultura del tempo infinito.

Ma hanno torto. Apparteniamo tutti al Circle of Life.




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La rete dei padri e della madri che tiene in piedi il mondo

Cosa tiene in piedi la nostra società, quella italiana come quella occidentale, in generale?

So troppo poco dell'Oriente o dell'Africa per estendere il mio discorso, ma una prima idea della nostra società me la sono formata, direi, per conto mio, per vedere poi che coincideva con quanto tante altre persone avevano già pensato.

FamiglieIn Italia, la giustizia funziona poco, quella civile quasi per nulla. Come facciamo ad andare avanti? Cosa fa sì che non precipitiamo nell'anarchia?

Mi sono fatto l'idea che, a tenere in piedi, più o meno bene le comunità, ci siano le persone perbene, delle famiglie perbene. Mi stanno sulle scatole i perbenisti, non vorrei generare equivoci. Sto parlando di persone decenti che, pur nel marasma generale, pur magari nelle difficoltà interiori e dolori della vita, portano avanti rispetto agli altri ed ai propri figli e nipoti una vita più o meno corretta, più o meno buona, ma, alla fine dei conti, centrata sulla famiglia e, quindi, sull'amore e sul reciproco rispetto.

Non so da dove venga tutto questo. Questa rete di buoni, che secondo me tiene insieme la società, non è di oggi. Constato che certi valori familiari si tramandano nelle famiglie almeno da cent'anni e non ho motivi di pensare che prima fossero tanto diversi. Non sono di oggi anche le difficoltà: non è che la famiglia media se la passasse troppo bene durante il feudalesimo o nel rinascimento. Però ho l'impressione che la sua struttura fondamentale, la famiglia fatta di padre e madre, che ne sono i due cardine, stia subendo una difficoltà non del tutto nuove, ma sicuramente rese straordinarie dalla tecnologia.

Mi sono tante volte chiesto come poteva reggersi una società con politici pessimi. La mia risposta è che c'è questa rete di persone, di padri e di madri, ma non solo, che si rispettano, fanno il loro lavoro, mandano avanti una famiglia.

Così anche io mi rendo conto di non lavorare solo per la mia famiglia, ma anche per sostenere questa comunità.
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La verità di cristallo

Bicchiere trasparenteUn bicchiere di vetro appena uscito dalla lavastoviglie. Così pulito e trasparente. Brilla. Basta un colpo distratto della mano per farlo cadere in mille pezzi.

La verìtà mi è sembrata di granito, o meglio di solido cristallo, per tanto tempo. Non è diventata più opaca con gli anni, ho solo capito che spesso è il risultato provvisorio di una ricerca, che impegna quanto ho dentro di me tanto quanto impegna l'attenzione verso quello che succede intorno.

Quando ho scoperto, grazie alla vita di coppia, che a volte non ero in grado di percepire come stavano le cose, tanto era grande il mio pregiudizio oppure il mio partito preso oppure il mio bisogno di avere ragione comunque, ne sono rimasto sconcertato. Ancora di più, quando i riferimenti esterni sono saltati, tutti insieme, e ho dovuto cercare qual'era la mia verità, nonostante gli altri. Sapendo, per comprovata esperienza, di poter sbagliare di grosso.

Negli ultimi mesi ho assistito ad un grosso movimento mediatico in cui uno degli aspetti salienti era il tentativo di imporre a tutti un'unica versione della "verità". Sicuramente, a mio modo di vedere e tra gli altri, c'era l'obiettivo di nuocere ad alcune persone, di spingerle nella solitudine e nello sconforto. C'era però anche il profondo obiettivo di passare alla collettività un'unica verità perchè si riflettesse sugli interessati come conferma della propria verità, della proria ragione.

Non nego minimamente la necessità di un riscontro esterno per scoprire la propria verità. Anzi.

Accetto però che nella mia vita di uomo, padre e marito la verità sia sempre una ricerca provvisoria, tra dentro e fuori di me. Per fortuna.
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Un ragazzo e una ragazza che passano

C'è un ragazzo che vedo in giro vicino dove abito tornando dal lavoro, avrà diciassette o diciotto anni, forse anche meno. Va in giro con magliette nere, di quelle un po'impressionanti, un po'horror su cui non soffermo lo sguardo volentieri. Ha i capelli disordinatemente lunghi. Le compagnie, che non avevo mai visto qui, non mi sembrano granchè.

Madre e figlioHa ancora la faccia da ragazzino, l'aria di chi fa il ribelle molto prima di esserlo, però certo per la madre deve essere una sorpresa negativa.

Tutte le domeniche venivano in chiesa, la madre e lui. D'amore e d'accordo, una attacata all'altro, più che il contrario. Lei felice di essere lì, lui preciso e al suo posto. Avevo notato che si vedeva la testa vagare in altri lidi.

Per quel poco che posso capire, il cambiamento mi sembra positivo. Anche se non condivido il modo di vestirsi. E'che ho riscontrato che, ad un certo punto della vita, si sente naturalmente il bisogno di mettere una distanza, anche fisica, dai genitori, e soprattutto dalla madre. Alcuni vanno via di casa, altri si rendono inaccettabili alla madre in varie modalità, comprese quelle fisiche. Il problema è che tante madri non riescono ad accettare questo bisogno di distanza.

C'è anche una ragazza, un po'più giovane, che, invece, sembra proprio un maschio. Si veste e si comporta, almeno in parte, come un maschio, persino nel modo con cui abbraccia le altre ragazze. Si vede da come guarda le persone che ha tante domande nella testa, sugli altri e sul suo futuro. Ultimamente mi sembra di aver notato degli accenni di maggiore femminilità. Un giorno, al bar, ho sentito la madre rifersi agli uomini come "maschietti" o "maschietto". Non basta una frase per pensare ad una relazione di causa-effetto, ma fa riflettere.

In uno dei primi seminari di Reiki, assistetti ad una discussione tra madre e figlio. I più dei presenti, si vedeva, simpatizzavano con il figlio. Io, senza dubbio, difendevo la madre criticata duramente dal figlio. Oggi vedo, e forse premetto, il desiderio di queste giovani vite di trovare una loro strada piena nella vita.

PS: la foto è di madre e figlio che lavorano insieme per migliorare la sicurezza stradale. Una storia affascinante